dal 14 settembre al 3 dicembre

Dal 14 settembre al 3 dicembre 2026, presso il Teatro di Villa Lazzaroni, presidio culturale e Teatro di Comunità del Municipio Roma VII, scritture diverse –una Residenza artistica, uno spettacolo, Conversazioni di scena, Reading, Laboratori, Mise en espace, – intrecceranno il loro racconto sul lavoro e il suo sfruttamento, sulla guerra e la sua cattiveria, liberamente ispirati al mondo e all’opera di Bertolt Brecht nel 70° anniversario della sua scomparsa e alle diverse espressioni artistiche (cinema, letteratura, poesia) che hanno affrontato le storie degli ultimi.
Un mondo dalle tante, ininterrotte, guerre, sempre in bilico sull’ultima: quella che avremo costruito per morire insieme. Un mondo dispari, dove i padroni sono società anonime, come anonimi sono gli uomini che per esse lavorano. Un mondo dove vivere si riduce a combattere per il pane, galleggiare, sopravvivere. Anche questa è guerra. Quotidiana, totale, perenne. A questo mondo di guerra e sfruttamento il Teatro, la letteratura, la poesia hanno guardato – da Aristofane a Brecht- alzando la voce e strapazzando le coscienze di chi sa e vuole ancora ascoltare. Arte che non vuole insegnare, ma trasmettere il dubbio, la forza della ragione temperata dal ritmo della composizione. L’utopia di cambiare il mondo con la sola forza della parola che nasce con la storia delle tante polis del mondo, è come un orizzonte che si sposta sempre, ma non per questo ci impedisce di camminare, crescere, gioire.
Molte saranno le personalità coinvolte: il Direttore Artistico del Teatro di Villa Lazzaroni Giancarlo Sammartano, Andrea Collavino, Ulderico Pesce, Giuseppe Manfridi, Maria Letizia Gorga, Francesco Crispino, Paola Maffioletti, Valentino Orfeo, Alessia Oteri, Alessandro De Feo.
Di seguito il programma della Manifestazione.
Dal 14 al 28 settembre
RESIDENZA ARTISTICA
Studio su Commedia molto nera sul tempo e sul denaro
Un luogo protetto, incubatore di creatività che permette di offrire al gruppo di artisti ospiti la possibilità di sperimentare e alimentare la fase del processo creativo per la costruzione dello spettacolo. La residenza si sviluppa come un laboratorio di ideazione dedicato all’allestimento di una commedia feroce e surreale, in cui il tempo diventa merce e il denaro una misura dell’esistenza. Attraverso improvvisazioni, scrittura scenica, lavoro fisico e composizione sonora, gli artisti esplorano le dinamiche contemporanee legate alla performance sociale, all’ansia della produttività e al consumo compulsivo del tempo. Durante la residenza vengono testati materiali drammaturgici originali, soluzioni luminose e partiture sonore capaci di trasformare il quotidiano in un incubo grottesco.
a cura di Andrea Collavino
sabato 10 e 24 ottobre ore 10-13, sabato 31 ottobre ore 10-12
LABORATORIO
Di nulla sia detto: è naturale. Laboratorio di espressione scenica sul parlare chiaro per rendere l’ovvio eccezionale
Un laboratorio aperto a tutti sullo straniamento brechtiano, sull’espressione epica, che bandisce emozioni e rende la realtà quotidiana trasformabile. La parola ha tanti sensi ma un solo valore: verità e giustizia.
a cura di Alessandro De Feo
sabato 31 ottobre ore 12-13
RESTITUZIONE LABORATORIO Di nulla sia detto: è naturale
dal 17 al 21 ottobre sabato ore 20.30, domenica ore 17.30, lunedì-martedì-mercoledì ore 19
SPETTACOLO
Commedia molto nera sul tempo e sul denaro
In uno spazio piccolo come il teatro, ma grande come il mondo, donne e uomini fanno cose apparentemente insensate, consumano il tempo, si incontrano e si scontrano in cambio di denaro. Tempo e denaro sono strettamente legati ma in mezzo c’è la persona. Quella che compra e quella che vende. L’unica libertà è nel silenzio, nella solitudine, nel non essere visti. Tanti personaggi, tante nazionalità, tante storie unite da una logica incomprensibile e feroce: produrre. Ma cosa? In un crescendo di tensione, d’incomprensione, di livore il gruppo inizia a dare segni di squilibrio. Tutti si fermano, tacciono, poi iniziano a spaccare tutto. Che sia la Rivoluzione? O la prevista rivolta che riconsegna all’ordine la condizione degli ultimi? Però, però, però….
regia di Andrea Collavino
con Giulia Avolivolo, Giorgia Berlardinelli, Lorenzo Castelli, Rebecca Clausi, Alessandro Coppola, Pierfrancesco Curcio, Luca Gangai, Vincenzo Alessio Giangrande, Francesco Gragnani, Davide Mollo, Arianna Murialdo, Marisol Parrelli, Azzurra Ruggiero, Luca Salvatorelli, Nicole Somers Andolina, Sara Zacchi
martedì 13 ottobre ore 18
CONVERSAZIONE DI SCENA
La classe operaia è andata all’inferno
Il tema del lavoro nel cinema è stato spesso utilizzato per raccontare la società, le difficoltà economiche e la vita delle persone. Attraverso i film, il lavoro appare sia come fonte di dignità e realizzazione personale, sia come causa di fatica, sfruttamento e alienazione. Registi di epoche diverse hanno mostrato le condizioni dei lavoratori, le lotte sociali e i cambiamenti del mondo moderno. Opere come Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, Bread and roses di Ken Loach, La classe operaia va in paradiso di Elio Petri, Nomadland di Chloé Zhao, Tutta la vita davanti e Il capitale umano di Paolo Virzì sono esempi importanti di come il cinema possa riflettere sui problemi del lavoro e sulla dignità dell’individuo.
a cura di Francesco Crispino
martedì 27 ottobre ore 18
MISE EN ESPACE
Quando la povertà diventa miseria, quando non resta che vendere se stessi
da Kaputt e La pelle di Curzio Malaparte
Una partitura scenica che a partire da Kaputt, ritratto denso e coinvolgente dell’Europa in guerra tra il 1941 e il 1943, intreccia pagine della Napoli liberata de La Pelle, attraverso lo sguardo visionario di Curzio Malaparte, protagonista della narrazione nel suo ruolo di inviato e cronista e quindi di ufficiale di collegamento tra l’esercito italiano e gli alleati americani all’indomani dell’8 settembre 1943. Un fil rouge che oltre agli elementi autobiografici trova la sua ragione nell’implicito legame tra i due romanzi (Kaputt del 1944 e La Pelle del 1949) quali parti di un dittico che disegna e restituisce un affresco feroce, crudele, di un’umanità allo sbando. «Lei conosce l’origine della parola kaputt? È una parola che proviene dall’ebraico koppâroth, che vuol dire vittima»
a cura di Alessia Oteri
con Francesco Meriano, Sara Pecoraro, Teresa Santoro, Giulia Savelloni e con Metis Teatro
martedì 3 novembre ore 18
READING
Poesie dell’esilio di Bertolt Brecht. Per chi è esule in Patria
Una lettura drammatizzata a più voci, a partire dalle poesie che segnano le tappe del faticoso esilio di Bertolt Brecht dalla Germania nazista all’Unione Sovietica agli Stati Uniti, fino al ritorno in una Berlino divisa dalla nuova guerra fredda. Ricordo di tante dolorose migrazioni dalla propria terra, lingua, affetti.
con Maria Letizia Gorga
e con Francesco Patanè, Carolina Sisto
martedì 10 novembre ore 18
CONVERSAZIONE DI SCENA
Quando non c’è altra scelta
Proiezione di alcuni brani da Tempi moderni di Charlie Chaplin e dal breve film Khule Wampe di Slatan Dudow, sceneggiatura di Bertolt Brecht.
Da un lato il sarcasmo circense di Charlot stritolato dalla catena di montaggio, dall’altra il suicidio come gesto politico, scelta consapevole per sfuggire drammaticamente allo sfruttamento. Khule Wampe, censurato nel 1932, nella declinante repubblica di Weimar, per la sua violenta denuncia delle condizioni di vita dei lavoratori, parla ancora oggi con la sua fulminante contemporaneità.
a cura di Giuseppe Manfridi
martedì 17 novembre ore 18
READING
Africa. Il triangolo degli schiavi
di Ulderico Pesce
Il reading racconta la storia di Ambrogio Morra, in provincia di Foggia, che dopo aver provato a costruirsi una nuova vita a Roma, torna in Puglia, vicino alla nonna Incoronata. Una donna, che a fianco di Giuseppe di Vittorio, ha preso parte alle lotte per “la conquista della terra”. In Puglia sono “tornati gli schiavi”, i lavoratori clandestini sfruttati per la raccolta dei pomodori. Ambrogio si troverà presto impegnato in difesa dei loro diritti, e contro i padroni che li sfruttano – picchiandoli, talvolta uccidendoli – in cambio di due euro all’ora. Uomini senza identità, senza nome, che per non farsi identificare arrivano a bruciarsi i polpastrelli delle dita.
con Ulderico Pesce
e con Anastasia Bonarrigo, Maria La Torre, Pierfrancesco Curcio
martedì 24 novembre ore 18
MISE EN ESPACE
Padrone e sotto
da L’eccezione e la regola di Bertolt Brecht
La formidabile parabola brechtiana sui rapporti tra il capitalismo e la forza lavoro. Un mercante accusato per l’omicidio di un facchino deve essere assolto: non poteva quello sapere, che dopo tutte le violenze a lui inferte, questi potesse offrirgli una borraccia invece di una sassata. La difesa è sempre legittima per chi ha potere.
a cura di Alessandro De Feo
con quattro attori da definire
martedì 1 dicembre ore 18
READING
A che, a chi serve la guerra? Che sanno i bambini di guerra?
da La crociata dei ragazzi, Il libro dei tre soldati e da Me-ti, il libro delle svolte di Bertolt Brecht
Uno sguardo sarcastico e irriverente sul teatro della guerra eterna, sul potere e sul comando, sulla povertà che produce. Dopo tamburi e trombe, il silenzio delle macerie, le lacrime di chi resta a guardarle. La pagina più nera, cruda e dolente della guerra oltre le uniformi, la guerra che incendia le case, uccide i bambini. I loro occhi sbarrati dalla paura, il tremore, il gelo delle loro innocenti anime sfondano il piatto della bilancia della Giustizia. La somma di orrore e dolore darà sempre vergogna.
a cura di Giancarlo Sammartano
con Giulia Massari, Enrico Maria Ruggeri
giovedì 3 dicembre ore 18
CONVERSAZIONE DI SCENA
Quanto costa il pane?
Dialogo di scena ispirato a L’acquisto dell’ottone di Bertolt Brecht
Riflessione amara e pungente sul capitale che cambia d’abito secondo le occasioni, sul potere che indossa tante maschere una sull’altra, sugli ultimi, i diversi, i senza voce. Per riflettere, pensare e (forse) decidere di agire.
a cura di Giancarlo Sammartano
con Paola Maffioletti, Valentino Orfeo
Alla fine di ogni attività, tranne il laboratorio, è previsto un talk con i protagonisti intervenuti per permettere al pubblico di esprimere le proprie curiosità e proporre approfondimenti sui temi trattati.
Tutti gli incontri, tranne il laboratorio, saranno trasmessi anche in streaming sulla piattaforma: https://www.facebook.com/teatrovillalazzaroni
Il progetto è realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo ed è vincitore dell’Avviso Pubblico Lo spettacolo dal vivo fuori dal Centro – Anno 2026 promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, in collaborazione con SIAE
dal 27 settembre al 17 dicembre

Dal 27 settembre al 17 dicembre 2026, presso il Teatro di Villa Lazzaroni, presidio culturale e Teatro di Comunità del Municipio Roma VII, si svilupperà un ciclo di Conversazioni di scena, Reading, Lezioni/Spettacolo, Spettacoli, Mise en espace, Laboratorio che, prendendo spunto dalla ricorrenza nel 2026 del 120° anniversario della morte di Adelaide Ristori (1822-1906), vuole ricordare l’attrice straordinaria, eccellenza in patria e nel mondo del Teatro italiano dell‘800 e primo ‘900.
La sua storia -una formazione di Figlia d’Arte, uno straordinario repertorio di personaggi tragici-, il suo impegno radicale per un rinnovamento formale ed intellettuale della scena nazionale, la sua passione civile per il Risorgimento italiano come ebbe a dire Cavour «il più efficace cooperatore dei negozi diplomatici» con il suo «patriottico apostolato». Saranno poi affrontati temi e figure del Teatro italiano a Ristori coevo, e quindi la sua eredità nel secondo ‘800 e primo ‘900. Il Teatro all’antica italiana, il Grande Attore: Tommaso Salvini, Ernesto Rossi; la rivoluzione di Eleonora Duse; il tramonto del Grande Attore; Silvio D’amico e l’Accademia nazionale d’Arte drammatica; la tempesta di Tatiana Pavlova; la nascita della prima regìa italiana con Guido Salvini; la nuova drammaturgia del primo ‘900; la passione risorgimentale dei Grandi Attori; la vita, l’impegno civile e la pratica scenica raccontata nelle autobiografie e negli scambi epistolari dei protagonisti della scena artistica e pubblica (Ristori, Duse, Salvini, Rossi, Boito, D’Annunzio, Cavour, Volkov); la condivisione di temi e personaggi tra Teatro e Melodramma; l’incontro con la nuova espressione storica e drammatica delle immagini in movimento del Cinema. Due secoli di Teatro che è mutato e cresciuto nella continuità con la Tradizione. Invenzione, ricerca e sperimentazione che hanno avuto al centro -con la regìa, il decentramento degli spazi, il contributo economico dello Stato- soprattutto l’Attore, lievito madre del Teatro, con il suo rigore, la sua presenza, la sua capacità di suscitare la sorpresa del sentimento, provocare la curiosità e il desiderio di conoscere.
Molte saranno le personalità coinvolte: il Direttore Artistico del Teatro di Villa Lazzaroni Giancarlo Sammartano, Giuseppe Manfridi, Nicola Fano, Donatella Orecchia, Alessia Oteri, Alberto Bassetti, Guido Di Palma, Francesco Crispino.
Di seguito il programma della Manifestazione:
Domenica 27 settembre ore 18.30 Lezione/Spettacolo
Eleonora Duse, la Divina
Figlia d’Arte, in scena fin da bambina, un lungo apprendistato in Compagnie secondarie, fino al successo e il riconoscimento di pubblico e critica. Attrice dal taglio vocale asciutto ed incisivo, non ama la ridondanza di scene e costumi, privilegiando piuttosto un gesto ed una mimica intensa e sofferta. Il capocomicato, le tournée all’estero, l’incontro con Gabriele D’Annunzio, che per lei comporrà La città morta. Sarà considerata a lungo, nel primo Novecento, come il prototipo di un’attrice che dal teatro di tradizione ha saputo indicare una via alla modernità. Tanti i suoi personaggi, tra cui Teresa Raquin di Emile Zola, Casa di bambola, Spettri, La donna del mare, Rosmersholm, Hedda Gabler di Henrik Ibsen, I bassifondi di Maksim Gorkij, Francesca da Rimini, La città morta, La gloria, La Gioconda, Sogno di un mattino di primavera di Gabriele D’Annunzio
A cura di Giuseppe Manfridi
Martedì 29 settembre ore 18.30 Conversazione di scena
Adelaide Ristori, figlia d’Arte. Le tournée, dall’ Europa, agli Stati Uniti, al resto del mondo
Dopo un lungo apprendistato in palcoscenico, approda alla “Reale Compagnia Sarda”, divenendo in breve la più acclamata attrice italiana del suo tempo. Dotata di una notevole presenza, una dizione limpida e coinvolgente, un gusto straordinario per i suoi costumi e i suoi allestimenti, sarà riconosciuta anche all’estero come un’eccellenza di un teatro rinnovato nella forma e nel repertorio. Dal 1856 sarà capocomico della sua “Compagnia Drammatica Italiana”. Si ritira prematuramente dalle scene dopo il matrimonio con il marchese Giuliano Capranica Del Grillo, la cui famiglia è proprietaria dei teatri Capranica, Valle e dell’oggi scomparso Metastasio. Sarà amica di Napoleone III, dell’imperatore del Brasile, del ministro degli esteri russo Gorčakov, degli espatriati italiani a Parigi degli anni ‘50 come Daniele Manin e Giuseppe Montanelli, dama di compagnia della Regina Margherita. Nell’aprile del 1849 Adelaide è a Roma quando il generale francese Houdinot stringe d’assedio la città. Il 20 aprile 1861 Cavour il primo ministro dell’appena proclamato Regno d’Italia, scrive ad Adelaide Ristori confidando sul suo «patriottico apostolato» in Francia… «il più efficace cooperatore dei negozi diplomatici». Al culmine della sua fama di interprete in Italia -poco più che trentenne, Adelaide Ristori inizierà periodicamente a recitare all’estero. Toccherà negli anni i teatri di Parigi, Austria, Germania, Belgio, Olanda, Spagna, Portogallo, Danimarca, Svezia, Norvegia. Ed anche Russia, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda. Un primato del teatro italiano nel mondo, che vedrà protagonisti indiscussi anche Tommaso Salvini ed Ernesto Rossi. È la conferma di una prodigiosa carriera internazionale e di una proficua missione diplomatica. Adelaide Ristori ha dato vita ai suoi personaggi per ben 3546 volte recitando in 334 città, 33 stati e 5 continenti in continuità con il nomadismo della Commedia dell’Arte e dimostrando che il teatro non è stato solo il catalizzatore della cultura italiana nel mondo ma il luogo centrale di costruzione e diffusione del processo patriottico nazionale.
A cura di Nicola Fano
Giovedì 1 ottobre ore 18.30 Conversazione di scena
La Tradizione del Grande Attore. Tommaso Salvini, Ernesto Rossi
Il racconto delle straordinarie vite, intrecciate nella competizione per la primazìa, dei due grandi attori dell’800. Formazione, studi, pratica del palcoscenico. Una comune potenza attorica, pur nelle diverse fisicità, destinata a imporre un nuovo criterio di giudizio circa l’espressività scenica dell’attore. Le grandi tournée internazionali che influenzeranno attori e registi di altri paesi, come sarà per Kostantin Stanislavskij che vede da giovane spettatore Tommaso Salvini in Otello di William Shakespeare.
A cura di Donatella Orecchia
Sabato 3 ottobre ore 20.30 Spettacolo
Figli d’Arte
Scritto e diretto da Alessia Oteri
Una drammaturgia originale sull’incontro tra la Famiglia d’arte italiana di inizio ‘900 e la regìa nascente. Uno sguardo dall’interno, dalla parte degli attori – come vissero, interpretarono e affrontarono un momento storico così cruciale – quel momento che avrebbe visto la nascita di una nuova figura teatrale, il regisseur, per cui in Italia non esisteva ancora un nome. Un’occasione in parte mancata per la scena italiana che avrebbe potuto coniugare la Tradizione con quel vento di riforma; e insieme lo sguardo illuminato di chi, come Silvio d’Amico e Luigi Pirandello, tentarono invece di cogliere i germi dell’innovazione e traghettarli sulla scena. Una storia che intreccia molte cronache e biografie del teatro all’antica italiana sullo sfondo dirompente di una riforma che all’estero -Copeau e Stanislavskij- avrebbe radicalmente rivoluzionato ridefinendo la scena europea del ‘900.
Compagnia METIS TEATRO LABORATORIO
Mercoledì 7 ottobre ore 18.30 Reading
Ricordi, impressioni, studî di vita teatrale
Il primo Ottocento segnerà per il Teatro italiano un momento di riscatto circa la cultura e l’impegno intellettuale di molti attori di spicco sociale, il loro impegno nello studio e l’approfondimento della letteratura teatrale, l’analisi del personaggio e della sua traducibilità scenica. C’è in alcuni di loro un vivo desiderio di sottrarre la figura dell’attore allo stereotipo dell’esecutore senza radici, cinico e superficiale, legato alla pratica sbrigativa di un teatro per parti e ruoli. Saranno presentatati brani significativi di Ricordi e Studi artistici di Adelaide Ristori, Ricordi aneddoti ed impressioni dell’artista Tommaso Salvini di Tommaso Salvini, Studii drammatici e lettere autobiografiche di Ernesto Rossi.
A cura di Alberto Bassetti
Giovedì 22 ottobre ore 18.30 Lezione/spettacolo
Guido Salvini, la nascita della prima regìa italiana
Guido Salvini, nipote del grande Tommaso, erede di una famiglia vocata al Teatro, ed ora alla pittura, al giornalismo, si accosta alle scene subito dopo la Prima guerra mondiale. Sarà assistente di Luigi Pirandello al Teatro d’Arte, intraprendendo poi una carriera autonoma ed autorevole di regista teatrale. Ruolo questo, che anche per le riuscite esperienze europee -Copeau, Stanislavskij, Antoine, Reinhardt- troverà spazio e credibilità crescenti in Italia. Regista misurato, attento al rispetto puntuale della drammaturgia, pure sarà autore di una notevole evoluzione del teatro nazionale, dirigendo dagli anni ’20 agli anni ’50 molte delle più importanti attrici ed attori italiani. Scene, costumi, armonia dell’insieme costituiranno una salutare risposta alla approssimazione di molte Compagnie di repertorio, eredi di una tradizione ottocentesca ormai destinata al tramonto.
A cura di Giancarlo Sammartano
Mercoledì 11 novembre ore 18.30 Conversazione di scena
Silvio d’Amico. La critica teatrale, l’Accademia nazionale d’Arte drammatica
La testimonianza della vita e l’opera di Silvio d’Amico, uno straordinario uomo di libro e di scena, critico teatrale, che con il suo multiforme impegno ha segnato la via della ricerca storica sul teatro italiano, autore di coraggiose battaglie per il rinnovamento artistico della scena nazionale. Saranno ricordate la sua imponente Storia del Teatro e dello spettacolo e la fondazione dell’“Enciclopedia dello Spettacolo”; nonché la direzione della Règia Scuola di Recitazione “Eleonora Duse” nel 1935, trasformata radicalmente nei contenuti e nel titolo -che conserva tuttora- di Accademia nazionale d’Arte drammatica. Scuola di eccellenza, in cui saranno formati gli attori e le attrici che costituiranno il patrimonio artistico del teatro italiano del secondo dopoguerra.
A cura di Guido Di Palma
Giovedì 19 novembre ore 18.30 Reading
Il Risorgimento italiano del Teatro e la nuova drammaturgia italiana tra ‘800 e ‘900
Il lungo tratto degli anni del Risorgimento influenzerà profondamente, pur nelle remore della censura austroungarica, dello Stato Pontificio, del Reame delle Due Sicilie, il fervore patriottico e rivoluzionario di molte prime attrici ed attori; come Adelaide Ristori, Giacinta Pezzana, Gustavo Modena, Tommaso Salvini, Ernesto Rossi. Un vento nuovo di cambiamento, uno spirito di difesa e rivalsa in nome dell’italianità nascente attraverserà buona parte del teatro italiano, cercando nei testi più diversi metafore cifrate del presente.
La ricerca, spesso frenetica, di nuovi copioni teatrali (Le Compagnie avranno, per esigenze di tenitura nelle grandi città, fino a dodici spettacoli in repertorio) alimenterà un insieme di proposte straordinario, accostando al teatro scrittori, giornalisti, semplici amatori della scrittura. Dal verismo di Roberto Bracco, Paolo Giacometti, Giuseppe Giacosa al grottesco di Luigi Chiarelli, Enrico Cavacchioli, Luigi Antonelli. Testi spesso destinati ad essere manipolati nel senso, tagliati sbrigativamente dai Capocomici.
A cura di Giuseppe Manfridi
Domenica 22 novembre ore 10-13 Laboratorio
Alessandro Manzoni in scena
Il laboratorio -aperto a tutti, a cui non è richiesta esperienza teatrale- propone un viaggio nel teatro tragico di Alessandro Manzoni, attraverso l’esplorazione di Adelchi e Il conte di Carmagnola. Due opere che mettono in scena conflitti profondi tra individuo e storia, potere e coscienza, destino e libertà.
Attraverso esercizi di lettura espressiva, improvvisazione e costruzione scenica, i partecipanti saranno guidati a scoprire la forza poetica e drammatica dei testi manzoniani. Il lavoro si concentrerà sull’analisi dei personaggi, sul valore della parola teatrale e sulla resa corporea ed emotiva dei conflitti interiori che attraversano le due tragedie.
Il laboratorio offrirà uno spazio creativo in cui confrontarsi con temi universali come la giustizia, il tradimento, la fede e il senso della storia, rendendo vivi e attuali i versi di Manzoni. Obiettivo finale sarà la costruzione di una restituzione scenica, frutto del percorso condiviso, in cui i partecipanti daranno voce e corpo ai personaggi delle due opere.
A cura di Sergio Basile – (max 25 partecipanti)
Giovedì 26 novembre ore 18.30 Lezione/Spettacolo
Il cinema italiano sul Risorgimento e l’Unità d’Italia
Il Risorgimento italiano, con il suo intreccio di passioni politiche, lotte sociali e figure carismatiche, è stato fin dalle origini del cinema una fonte ricchissima di ispirazione. Raccontare questo periodo attraverso le immagini significa confrontarsi non solo con gli eventi storici, ma anche con i modi in cui diverse epoche hanno interpretato e ridefinito il mito dell’Unità nazionale. Il cinema ha rappresentato il Risorgimento, oscillando tra celebrazione patriottica, critica ideologica e rilettura intimista, continuando a parlare al nostro immaginario collettivo e a offrirci strumenti per riflettere sulla nostra identità nazionale. Tra le pellicole più significative 1860 di Alessandro Blasetti, Piccolo mondo antico di Mario Soldati, Viva l’Italia! di Roberto Rossellini, Senso e Il Gattopardo di Luchino Visconti, Bronte di Florestano Vancini, Allonsanfàn di Paolo e Vittorio Taviani, In nome del Papa Re, In nome del popolo sovrano di Luigi Magni, I Vicerè di Roberto Faenza, Noi credevamo di Mario Martone, Rapito di Marco Bellocchio, L’Abbaglio di Roberto Andò
A cura di Francesco Crispino
Sabato 28 novembre ore 10-13 Laboratorio
Alessandro Manzoni in scena
Il laboratorio -aperto a tutti, a cui non è richiesta esperienza teatrale- propone un viaggio nel teatro tragico di Alessandro Manzoni, attraverso l’esplorazione di Adelchi e Il conte di Carmagnola. Due opere che mettono in scena conflitti profondi tra individuo e storia, potere e coscienza, destino e libertà.
Attraverso esercizi di lettura espressiva, improvvisazione e costruzione scenica, i partecipanti saranno guidati a scoprire la forza poetica e drammatica dei testi manzoniani. Il lavoro si concentrerà sull’analisi dei personaggi, sul valore della parola teatrale e sulla resa corporea ed emotiva dei conflitti interiori che attraversano le due tragedie.
Il laboratorio offrirà uno spazio creativo in cui confrontarsi con temi universali come la giustizia, il tradimento, la fede e il senso della storia, rendendo vivi e attuali i versi di Manzoni. Obiettivo finale sarà la costruzione di una restituzione scenica, frutto del percorso condiviso, in cui i partecipanti daranno voce e corpo ai personaggi delle due opere.
A cura di Sergio Basile – (max 25 partecipanti)
Domenica 29 novembre ore 10-13 Laboratorio e RESTITUZIONE AL PUBBLICO
Alessandro Manzoni in scena
Il laboratorio -aperto a tutti, a cui non è richiesta esperienza teatrale- propone un viaggio nel teatro tragico di Alessandro Manzoni, attraverso l’esplorazione di Adelchi e Il conte di Carmagnola. Due opere che mettono in scena conflitti profondi tra individuo e storia, potere e coscienza, destino e libertà.
Attraverso esercizi di lettura espressiva, improvvisazione e costruzione scenica, i partecipanti saranno guidati a scoprire la forza poetica e drammatica dei testi manzoniani. Il lavoro si concentrerà sull’analisi dei personaggi, sul valore della parola teatrale e sulla resa corporea ed emotiva dei conflitti interiori che attraversano le due tragedie.
Il laboratorio offrirà uno spazio creativo in cui confrontarsi con temi universali come la giustizia, il tradimento, la fede e il senso della storia, rendendo vivi e attuali i versi di Manzoni. Obiettivo finale sarà la costruzione di una restituzione scenica, frutto del percorso condiviso, in cui i partecipanti daranno voce e corpo ai personaggi delle due opere.
A cura di Sergio Basile (max 25 partecipanti)
Martedì 8 dicembre ore 18.30 Mise en espace
Adelaide Ristori, il suo volto, le maschere dei suoi tanti personaggi
Vasto il repertorio degli spettacoli dell’attrice, come quello dei suoi personaggi, le eroine tragiche della drammaturgia italiana ed europea. Tra le altre: Francesca da Rimini di Silvio Pellico, Fedra di Jean Racine, Maria Stuarda di Friedrich Schiller, Pia de’ Tolomei di Carlo Marenco, Mirra di Vittorio Alfieri, Medea di Ernest Legouvé, Elisabetta regina d’Inghilterra di Paolo Giacometti, Lady Macbeth di William Shakespeare.
A cura di Alessia Oteri
Giovedì 10 dicembre ore 18.30 Lezione/Spettacolo
Tatiana Pavlova, aura di Russia, scena, regìa, insegnamento
L’avventurosa storia di Tatiana Pavlova, russa bianca in fuga dal suo paese ormai totalmente governato dal comunismo sovietico. Sbarcata a Messina da Costantinopoli, decide di stabilirsi in Italia, dove inizierà la sua fulminante carriera teatrale. Interprete e poi regista, imporrà nuovi modi di recitazione -asciutta eppure emozionale- e di regìa, curando ogni dettaglio della scenografia, dei costumi, della musica. Metterà in scena dal 1923 al 1959 -tra gli altri- Resurrezione di Lev Tolstoj, Mirra Efros di Jacob Gordin, L’uragano di Aleksandr Ostrovskij, L’avventura terrestre, Marionette, che passione!, Una cosa di carne, La scala, Tra vestiti che ballano di Rosso di San Secondo, Nostra Dea di Massimo Bontempelli, Medea di Corrado Alvaro. Dal 1935 al 1939 sarà docente di regìa presso la rinnovata Regia Accademia d’Arte drammatica diretta da Silvio d’Amico.
A cura di Giancarlo Sammartano
Martedì 15 dicembre ore 18.30 Conversazione di scena
Dal palcoscenico al set cinematografico
Il nascente cinema italiano con i suoi primi film muti, scanditi dalle didascalie e dalla musica dal vivo, guarderà ai repertori del teatro, ad attrici -tra tutte Eleonora Duse e Tatiana Pavlova- ed attori eminentemente teatrali, cercando nella loro espressività le fondamenta di un genere nuovo che da mera fotografia in movimento mira allo statuto di una vera drammaturgia.
A cura di Francesco Crispino
17 dicembre ore 20.30 Spettacolo
Il buco nel sipario
Scritto e diretto da Alessia Oteri
Giovani attrici ed attori drammatizzano -con stupore e poi crescente curiosità e partecipazione- il racconto della vita quotidiana delle Compagnie teatrali– le Ditte– di fine ‘800 e primo ‘900. Un Teatro con la sua cultura materiale, il suggeritore, i repertori, sempre in cerca di novità, i ruoli, le scene di carta, il baule dei capetti. Un Teatro -che Sergio Tofano ha mirabilmente raccontato nel suo libro Il Teatro all’antica italiana– microsocietà di Figli d’Arte destinati a divenire “luminosi relitti sulle sponde del Teatro”, che pure conserva il fascino di una stagione d’oro del Teatro, ingenua come un presepe itinerante, fiera della sua diversità.
Compagnia METIS TEATRO LABORATORIO
Alla fine di ogni attività, tranne che per i laboratori, è previsto un talk con i protagonisti intervenuti per permettere al pubblico di esprimere le proprie curiosità e proporre approfondimenti sui temi trattati.
Tutti gli incontri, esclusi i laboratori, saranno trasmessi anche in streaming sulle piattaforme: https://www.facebook.com/teatrovillalazzaroni
Il progetto, promosso da Roma Capitale è vincitore dell’Avviso Pubblico per la realizzazione di iniziative di interesse per l’Amministrazione Capitolina in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.
16 ottobre

Corpo, musica, parola per Federico García Lorca
La musica, i suoni, i ritmi del flamenco -materia primordiale delle espressioni poetiche e drammaturgiche di Lorca in Romancero Gitano, Poema del cante jondo, Seis poemas gallegos, Cantares Populares– insieme alle immagini e alle parole si materializzano, completando la visione d’insieme dell’universo lirico del poeta ucciso dai falangisti di Francisco Franco.
La musica indissolubilmente dal vivo reinterpreta alcuni brani del disco Canciones Populares inciso da García Lorca nel 1931.
coreografie e regia di Francisca Berton
Link acquisto biglietti: https://www.i-ticket.it/eventi?s=lazzaroni&page=1
dal 23 al 25 ottobre

di e con Paolo Cutuli
Clitennestra uccide suo marito Agamennone al ritorno dalla guerra di Troia. Cos’ha fatto durante i dieci anni della sua assenza? Perché l’ha ucciso con l’aiuto del suo amante? Quale prezzo ha dovuto pagare per il suo sconfinato amore e per il suo efferato delitto? Le parole mai scontate di Yourcenar descrivono con precisione chirurgica non solo i fatti, ma anche le motivazioni che portano la sventurata eroina dai capelli ormai grigi ad impugnare il coltello che ucciderà l’unico vero amore della sua vita. Uno spettacolo che restituisce vita ai personaggi narrati in cui il pubblico diventa la corte che giudica Clitennestra, diventa il popolo di vedove in attesa del ritorno dei mariti soldato, diventa un campo solitario in cui si nasconde Egisto. Il pubblico respira il tormento di Clitennestra e Clitennestra respira gli sguardi e ad essi si rivolge come ultima preghiera: per chiarirsi e per chiarire. Per prendere una decisione finale.
Link acquisto biglietti: https://www.i-ticket.it/eventi?s=lazzaroni&page=1
30 e 31 ottobre

Un desiderio insaziabile di vacanze
di Roberta Calandra
supervisione artistica Edoardo Siravo
con la gentile partecipazione di Gaetano Lizzio
regia Paolo Orlandelli
scene e costumi Annalisa Di Piero
La chiamavano “Minerva nata dalla testa di Giove” o anche “la vestale”. Avrebbe dovuto nascere maschio. Era la sesta figlia di Sigmund Freud. Mentre le sue sorelle pensavano al matrimonio lei inventava la psicoanalisi infantile. Incontrò Dorothy Tiffany Burlingham, e abitando con lei e i suoi bambini diede vita ad una famiglia di fatto ante litteram che incontrava l’approvazione e la simpatia dello stesso Sigmund. Le due donne si occuparono insieme di bambini orfani e traumatizzati, fondando asili e orfanotrofi in diversi continenti. Eppure, lei continua a sentirsi come una donna che non sa fare abbastanza. Questa è la sua storia.
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1 novembre

Lo spettacolo narra i motivi che portarono all’assassinio di Pasolini che nulla hanno a che vedere con il mondo omosessuale romano. Piuttosto riguardano le sue scoperte relative ai rapporti occulti tra l’Eni e il Governo italiano, e all’assassinio di Enrico Mattei del 1962, dal cui, il poeta friulano fa partire le grandi stragi italiane, dalla banca dell’agricoltura di Milano del 1969, alle successive stragi di Brescia, Bologna, quella “strategia della tensione” nata per impedire alle forze politiche di sinistra di andare al governo. Il fulcro narrativo è l’ultima fase letteraria di Pasolini, la lunga stesura di Petrolio, romanzo incompiuto e pubblicato, inspiegabilmente, a distanza di circa 20 anni dalla scomparsa dell’autore. Lo spettacolo narra anche l’importanza che la “civiltà contadina” e il “sottoproletariato urbano” hanno rivestito per Pasolini che ne è stato l’ultimo cantore prima che il boom economico, come da lui stesso denunciato, inghiottisse tutto con una perdita di “memorie e identità”, il “boom” delle grandi stragi, e l’ultimo “boom” che l’ha ucciso.
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6 novembre

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7 e 8 novembre

Ispirato dalla lettura di Amblimblè/Rime e riti dei giochi di strada di Piero Dorfles, lo spettacolo è una riflessione su come siano cambiate le modalità del gioco e su quale ricaduta questo cambiamento stia avendo sulla formazione degli individui. L’obiettivo è quello di suscitare nello spettatore riflessioni sul nostro tempo e sulla direzione verso cui siamo diretti, che vede le nuove generazioni sempre più isolate, in contatto solo con i dispositivi digitali e non con i loro compagni. Gioco, regole, infanzia, apprendimento, ironia, rito, suoni, voce, filastrocche, ritmo sono le parole e i temi che guidano la creazione dello spettacolo.
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13 novembre

Luigi Maio pianoforte
Con il sorriso sulle labbra e la gioia di suonare, una serata di festa con grande musica folk e swing italiana, con un tocco internazionale.
Concerto dedicato alla fisarmonica e alla scoperta delle sue diverse forme espressive affrontando un nutrito repertorio di tango, jazz, musica popolare e folklore. Un concerto di tecnica incarnata, sapienza armonica, gusto impeccabile. Si veleggia dolcemente dalla tradizione francese a quella popolare delle nostre terre, dalle sonorità latine al Mediterraneo, dagli omaggi a Nino Rota alle note immortali di Ennio Morricone. Non mancano alcune composizioni originali scritte da Stefano Indino.
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14 e 15 novembre

Un nuovo progetto della compagnia “Excursus/Pindoc”, che unisce brani dal repertorio recente e creazioni inedite. Una danza ricca di drammaturgia, emozionale e aperta alla ricerca, che mette il corpo al centro di nuove possibilità espressive. Una successione di scene distinte conduce lo spettatore ad esplorare la complessa geometria delle relazioni umane. La tecnica diventa un mezzo per raccontare la bellezza e la fragilità dei legami, il modificarsi della percezione di sé nell’incontro con l’altro. Attraverso lo scorrere di immagini dinamiche, lo spettatore potrà riconoscersi nel racconto che si snoda sullo spazio scenico, in un’esperienza di forte impatto emotivo.
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20 novembre

Still you
coreografie di Diana Costantino
con Diana Costantino, Arianna Pacillo
Quando i ricordi ci controllano, essi diventano una nuova realtà? Still you è un progetto di danza contemporanea che sperimenta la costante ricerca di qualcuno che non c’è più attraverso i ricordi. È nato infatti dall’esperienza personale dell’interprete che a seguito della perdita del padre tenta costantemente di rivivere i suoi ricordi con l’illusione di vedere, sentire e percepire la presenza di quella persona senza mai realmente riuscirci. Corre il rischio di rimanere inesorabilmente ancorata al passato affrontando una lotta continua con sé stessa e con i suoi demoni per evitare che questa presenza diventi ingombrante a tal punto da risucchiarla totalmente e portarla alla follia. È però allo stesso tempo un’intensa storia da raccontare fatta di amore, solitudine e nostalgia, ma anche di forza e di voglia di ricominciare. Un percorso interiore profondo e drammatico affrontato talvolta anche con un velo di ironia che contraddistingue l’interprete e che rappresenta il paradosso tra quello che la mente vorrebbe e quello che la realtà è.
Essenza
coreografie di Giuliana Maglia
con Maura Armento, Elettra Carangio, Diana Costantino, Stefano Dattrino, Laura Di Biagio, Giuliana Maglia
L’essenza è la nostra natura profonda, ciò che ogni individuo è realmente, il suo nucleo pulsante innato e immutabile. La nostra essenza nasce con noi ed è autentica, legata ai nostri desideri più alti e puri e ai nostri gusti più sinceri: è la nostra energia. Quando veniamo al mondo siamo pura essenza, incontaminati, eterei, genuini. Il mondo e il suo caos tutto intorno a noi non ci riguarda ancora, non ci tocca, non ci scalfisce. Vivendo e interagendo con il mondo la nostra essenza viene sovrastata dalle maschere, dalle abitudini, dalle convenzioni acquisite e dalle etichette che ci vengono cucite addosso e che ci allontanano da ciò che siamo veramente. Le nostre esperienze, l’educazione che riceviamo e le influenze esterne vanno a creare un involucro che è quello che possiamo definire la nostra personalità. Essa si forma ed evolve nel tempo ma non è la nostra natura fondamentale che, una volta smarrita, è difficile ritrovare.
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21 e 22 novembre

musiche originali e arrangiamenti Alessandro D’Amico
Poesia e canzone vivono all’unisono creando un’unica atmosfera che oscilla tra realtà brucianti e magie di sogni. Dal kabarett berlinese ancora drogato in un incanto di vacua vanità ma bruscamente spazzato via dalla guerra, alla malinconica voce di Marlene Dietrich, icona di libertà e indipendenza. Dalla voce graffiante di Bertolt Brecht che amaramente ironizza sullo sguardo senz’occhi nella Leggenda del soldato morto e sulla stupidità dei potenti in una vibrante Canzone del Re Salomone. E poi Kurt Weill, ebreo costretto all’esilio che sulle note di una nostalgica habanera ci accompagna con la sua metaforica barca verso l’sola dei sogni, Youkali. Tango appunto, l’isola che non esiste. Da questo quadro storico emergono alla memoria i Poeti Cantori, ombre che avanzano a sussurrarci ancora una volta l’eternità dell’Amore. Fabrizio De André che con Un blasfemo e La Canzone di Marinella restituisce voce e dignità agli ultimi della terra. Il poeta di Bruno Lauzi che con poche pennellate crea il ritratto di un uomo comune, provinciale e goffo ma ricco di autentica poesia. Luigi Tenco con la sua feroce lucidità mentale che s’innamora perché ha bisogno di sognare e Dalida con quel suo roco accento francese, malata d’amore (Je suis malade) omaggiata persino da Franco Battiato, Il venait d’avoir 18 ans. E ancora Brecht con La canzone della Moldava. Ma il cerchio si chiude con il grido di Mia Martini e la solarità di Vinicius de Moraes che ci invita ad accendere una luna nel cielo e ad accogliere il poeta che vive dentro di noi. Un sottile filo narrativo tiene unito, come anelli di una solida catena, questo caleidoscopio di canzoni d’autore e canzoni di guerra. La stagione della poesia cantata viene rievocata nei suoi momenti più suggestivi con un ritmo trascinante su arrangiamenti originali. Un racconto spezzato solo dai testi poetici, brevi frammenti registrati in voce off che, a tratti, invade lo spazio e si espande per un ascolto “ad occhi chiusi”. Perché gli artisti vivono là dove i poeti cantano.
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dal 27 al 29 novembre

a cura di Caterina Casini e Camilla Zapponi
con Caterina Casini, Massimiliano Auci
Catherine Bruni violoncello
musiche di Stefano Garau
Un recital dedicato a Federico Garcia Lorca. Un materiale incandescente, surreale e pieno al contempo di tradizione, di approfondimento letterario. Al centro la peculiarità di Lorca di lasciare aperte tutte le porte, di definire ma non chiudere, di guardare e lasciare che tutto esista per lo sguardo, in continuo mutamento. Ed è chiara l’indicazione agli interpreti che si trova tra le sue righe: “Dobbiamo cercare con sforzo e virtù la poesia, perché questa si conceda a noi. Dobbiamo aver dimenticato completamente la poesia, perché questa si lasci cadere, nuda, nelle nostre braccia. Ciò che la poesia non tollera in nessun caso è l’indifferenza. L’indifferenza è la poltrona del demonio; e tuttavia è questa che parla per le strade con un grottesco vestito di sufficienza e cultura”.
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ANNULLATO
4 e 5 dicembre

di e con Eleonora Mazzoni
voce recitante fuori campo Lino Guanciale
regia Simonetta Solder
I Promessi sposi sono il romanzo per eccellenza degli Italiani, molto amato, altre odiato, sorbito da studenti come una medicina amara. Ma siamo veramente sicuri che Alessandro Manzoni assomigliasse a quell’uomo austero perennemente di mezz’età, dallo sguardo grave e mesto, come nel celebre ritratto di Hayez? Leggendo con attenzione le quasi duemila lettere che ci ha lasciato, più quelle di familiari e amici, l’impressione è del tutto diversa. Ironico e affabile conversatore, nonostante la balbuzie, ambizioso, anche se sempre alla mano, uomo dalle passioni fortissime, reso fragile, durante l’infanzia, dall’abbandono materno e dalla mancanza di un padre, da giovane Alessandro fu ribelle, anticlericale e libertino. Anche la sua famosa conversione non lo trasformò in un bigotto baciapile: la fede, impastandosi con lo spirito illuministico in cui era cresciuto, fu sempre lotta, mai facile consolazione. Senza mai spegnere il fuoco nei confronti delle donne. Non a caso lo scrittore riuscì a mettere in scena nel suo capolavoro un universo femminile così ricco e variegato, partendo dai tre personaggi femminili più emblematici de I Promessi sposi – la Monaca di Monza, Lucia e la madre della piccola Cecilia – intrecciati alle donne più importanti della sua vita: Giulia Beccaria ed Enrichetta Blondel.
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6 dicembre

Francesco Marini sax soprano e clarinetti
Paola Emanuele viola
Marco Acquarelli chitarra
Luca Pirozzi contrabbasso
Valerio Vantaggio batteria
Il “Germano Mazzocchetti Ensemble” è attivo da più di vent’anni. Ha pubblicato i cd Testasghemba (Egea), Asap (Incipit) e Muggianne (AlfaMusic). Le musiche di Mazzocchetti attingono a sonorità popolari e mediterranee, unite a citazioni jazzistiche e rimandi alla tradizione cólta. Il risultato è una musica caratterizzata da uno spiccato sincretismo linguistico, che bene si allinea ad alcune tra le più interessanti esperienze della musica d’oggi. Come ha scritto il critico Giordano Montecchi “Remoti si sentono gli echi di un Kurt Weill, di un Fiorenzo Carpi e il carsico andirivieni di quella linfa popolare che sempre nutre il lessico di Mazzocchetti. Ma c’è anche altro in questa formazione densa di ritmo ed energia cinetica, impastata con fisarmonica e viola che trasudano melanconia a ogni nota. C’è un universo intimamente latino, fatto di ritmo, calore e languore”. L’Ensemble ha suonato per le maggiori istituzioni nazionali, tenendo concerti, a Roma, all’Auditorium Parco della Musica, all’Accademia Filarmonica Romana, alla Casa del Jazz e in diversi altri teatri e città.
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11 dicembre

Una serata interamente dedicata alla musica di Ezio Bosso, compositore e violinista italiano che ha trasformato il dolore in arte, mutando la malattia in un inno alla vita. La danza contemporanea diventa il linguaggio attraverso cui le sue composizioni prendono corpo, si muovono, respirano e si trasformano in coreografia pura. I danzatori cercano il limite tra terra e cielo, tra possibilità e impossibilità. Il corpo combatte, resiste, si oppone alla gravità come si oppone al destino. Ogni movimento è un atto di volontà, ogni salto è una sfida, ogni posa è un trionfo. Ezio Bosso ha detto: “La musica è l’unica cosa che non può essere presa via da me ” e “Il corpo è l’unica cosa che può dire la verità senza parole“. Insieme, musica e danza diventano un unico linguaggio che parla direttamente all’anima. Nel corso della serata il pubblico viaggerà attraverso le diverse dimensioni del racconto corporeo, ciascuno ispirato ad una diversa sfumatura della musica di Bosso. Non sarà solo uno spettacolo di danza: sarà un’esperienza che attraversa la vita, la malattia, la resistenza, l’amore e la morte. Ogni pezzo musicale diventerà un corpo, ogni corpo diventerà una voce, ogni voce diventerà una storia.
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12 dicembre

con Marco Capretti e Beba Albanesi
Ci sarà un motivo se Roma, letta al contrario, mostra sorprendentemente la parola Amor. Perché l’Amore, con la A maiuscola, è centrale nella storia della Città eterna. E ci sarà un motivo se tante coppie famose hanno legato la loro esistenza proprio a Roma. L’esempio ricorre da oltre duemila anni non solo tra le pagine dei manuali di storia (Cesare e Cleopatra) ma anche tra quelle dei giornali di gossip (Francesco e Ilary), in una singolare alternanza tra sacro e profano, tra solenne e pacchiano. Sono tante e insospettabili le coppie celebri della storia dell’umanità, ma anche della cronaca umana e mondana, legate a Roma Caput Mundi. Dalla letteratura al cinema, dall’Opera alla musica popolare. Dai protagonisti del film La dolce Vita con Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, ad Anna Magnani e Roberto Rossellini, per non parlare degli amori senza lieto fine di Tosca e Rugantino. Lo spettacolo rappresenta l’occasione viva per raccontare Roma in modo divertente, ma anche piacevolmente divulgativo, legando in un filo indissolubile le sue storie non solo a vicoli, strade e piazze, ma anche agli umori e allo spirito unico e inconfondibile di Roma e dei romani.
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13 dicembre

La pièce narra la tragica storia di Elisa, la ragazza di sedici anni che viene uccisa da Danilo Restivo nel sottotetto della chiesa della Trinità di Potenza, dove rimane nascosta per diciassette lunghi anni con l’evidente complicità di molti rimasti ignoti. I fatti sono narrati da Antonio, il padre di Elisa, tabaccaio di Potenza, persona semplice che amava coltivare e proteggere rose profumate. Un uomo che, nella lunga ricerca della verità sulla sorte della figlia, aveva perso qualsiasi tipo di fiducia sia nei confronti della magistratura che nei confronti della chiesa. Rabbia, sconcerto, dolore li ha tenuti dentro per anni. Ma è il dolore che gli ha fatto ammalare il cuore e poi un tumore che l’ucciderà. Ha vissuto sfiduciato ma sereno con il suo male, felice di cibarlo, perché è stato proprio un tumore che lo riporterà tra le braccia della sua Elisa. Il testo è stato scritto con l’aiuto di Gildo, fratello di Elisa, e di Filomena Iemme madre di Elisa. Sono state ricostruite le indagini della magistratura e le relazioni tra Elisa e la famiglia e i suoi amici.
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18 e 19 dicembre

“Una mappa non si limita a tracciare, ma svela e formula significati; crea ponti tra qua e laggiù, tra idee disparate che prima non sapevamo fossero collegate “. – Reif Larsen
Owning our stories è un viaggio ipotetico che collega diverse tappe che non avremmo mai messo insieme prima. Gli interpreti vivono le diverse storie che hanno un loro background e che cambiano in continuazione come lo sfogliare un album di fotografie.
Owning our stories è un mix di diverse produzioni che hanno avuto una vita piena e autonoma, ma non ci aspettavamo che fossero collegate.
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20 dicembre

Sergio Varcasia composizione musicale, chitarra – Matin Kashanaki chitarra – Andrea Leonardi sax
Paolo Monaldi percussioni
Francisca Berton coreografie, baile
Caterina Lucia Costa, Francesca Coppetelli bailaoras ospiti
con la partecipazione del Corpo di ballo
Il Natale in Andalusia si veste della magia degli accordi del flamenco, e i canti natalizi villancicos acquisiscono una sfumatura singolare, fondendo la ricchezza culturale della regione con l’essenza festiva del Natale. Questo genere musicale, los villancicos, radicato nella tradizione e nel sentimento popolare, porta un tocco di flamenco alle celebrazioni natalizie, riempiendo l’aria con testi e melodie incantevoli e la gioia propria di queste festività. I canti natalizi flamenchi e non solo, fanno parte di un’esperienza culturale unica che prende vita durante le feste natalizie in tutta l’Andalusia, nelle piazze e nei tablaos, spazi, locali o piccoli palcoscenici di legno su cui si esibiscono gli artisti di flamenco che derivano dai cafés cantantes degli anni ’20 e ’60 del ‘900. Insieme alla chitarra flamenca e al cajón o al tamburello arricchiscono la colonna sonora delle serate, il ritmo delle palmas e del baile flamenco.
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27 dicembre

con Sabrina D’Alonzo, Claudia Barresi, Caterina Sebastiano, Andrea Bezzi, Simone Fabiani, Caterina Campisano
La compagnia teatrale “Road to Wonderland” porta in scena un musical ispirato al classico Disney Frozen, con una struttura pensata a misura di bambino. Lo spettacolo vi trasporterà nel più ghiacciato dei Regni. La Regina Elsa, riuscirà a controllare il suo potere senza mettere a rischio il regno e sua sorella Anna? La storia di queste due formidabili sorelle verrà raccontata in un crescendo avvincente dalla loro madre, Iduna.
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6 gennaio

regia di Alessio Rizzitiello
con Simone Ruggiero, Sabrina Sacchelli, Nicolò Berti, Luca Basile, Veronica Maria Genovese
Un grande classico riproposto in teatro dalla Compagnia “Hockety Pockety”. Gli spettatori si uniranno a Semola, il protagonista dell’avvincente storia, seguendolo nella grande avventura che lo porterà a diventare Re. Questo grande classico, reso celebre dal lungometraggio di animazione della Disney, viene ora proposto nella forma di uno spettacolo teatrale colorato, ironico e ricco di sorprese con le magie del Mago Merlino e le perle di saggezza del gufo parlante Anacleto. Ispirato al romanzo Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri di Sir Thomas Malory, il racconto si arricchisce di interessanti e divertenti episodi che hanno come protagonisti i personaggi delle leggende tradizionali.
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9 gennaio

con Elisa De Paolis, Vanessa Littera, Alex D’Alascio, Alisia Pizzonia
Una commedia nera che racconta, con toni satirici e surreali, le vite di due gemelle, Clara e Mara, dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, sullo sfondo della Guerra Fredda. Nonostante la somiglianza fisica, le due sorelle incarnano universi opposti: Clara è una donna conservatrice e perbenista, Mara invece ribelle e radicale. I loro scontri ideologici riflettono il mutevole panorama socio-politico italiano del tempo, toccando temi come i ruoli di genere, il femminismo, la rivoluzione sessuale e il diritto all’aborto, fino all’ascesa del conservatorismo. Le due posizioni, volutamente esagerate e distorte, vengono osservate e giudicate dallo stesso sguardo disilluso che smaschera le contraddizioni di entrambe. Queste divisioni non sono soltanto conflitti politici o sociali, diventano battaglie intime e personali. A testimoniare che, nonostante l’evidente diversità e l’incompatibilità valoriale e caratteriale, tra Clara e Mara esista un legame indissolubile, interviene una Voce che, soprattutto nel sogno, riecheggia nelle loro menti rivelando la tensione sotterranea che le unisce. Lo spettacolo rappresenta un viaggio surreale e graffiante attraverso tre decenni di trasformazioni collettive e personali, in cui la rivalità delle due sorelle si fa via via più intensa e grottesca, fino a esplodere in scontri drammatici che oscillano tra il comico e il tragico.
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10 gennaio

Leo è un contadino lucano di 72 anni che ha un terreno agricolo a 200 metri da un pozzo petrolifero della Total. Leo, in una parte della sua terra semina grano con un trattore Landini a cui è molto legato, su un’altra parte pascola il suo gregge. E’ nato e vive a Corleto Perticara, dove TotalEnergies EP Italia S.p.A., ha realizzato sei pozzi petroliferi dai quali ha la possibilità di estrarre 50 mila barili di petrolio al giorno. La Total realizza il pozzo petrolifero “Tempa Rossa 1” su un’altura al di sotto della quale c’è un fazzoletto di terra di circa 70 metri quadrati della piccola azienda agricola di Leo. Su questo pezzo di terra, per monitorare la salute delle falde acquifere, la compagnia petrolifera installa un piezometro a venti metri di profondità. Un bel giorno in quel piezometro viene rilevato dall’ARPAB uno sforamento dei livelli di idrocarburi pesanti, in particolare a 18 metri di profondità. Ne segue un’indagine dell’ufficio ambiente della Provincia di Potenza e l’esito è sorprendente, il responsabile dell’inquinamento è Leo, l’inquinamento è dovuto alla perdita occasionale di gocce di olio dal trattore del contadino. Per l’ufficio ambiente della Regione Basilicata e della Provincia di Potenza dovrà essere Leo a verificare l’inquinamento realizzando sei scavi nella sua terra a 18 metri di profondità per capire l’entità del danno. Il costo si aggirerebbe attorno ai 20mila euro. Una volta verificato dovrà procedere alla bonifica del sito contaminato dal petrolio. Il costo, per 70 metri quadrati, si aggirerebbe attorno ai 600mila euro.
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15 gennaio

con Antonella Valitutti
voice over di Paolo Triestino
Lo stupro rappresenta un serio attacco all’integrità fisica e mentale, alla libertà, al senso della vita, alla sicurezza personale, una violazione dei diritti umani indipendentemente dall’identità di genere. Nonostante la Magistratura punisca questo reato in modo più severo rispetto ad altri crimini, è importante comprendere come la giustizia non risolva mai un gravissimo problema sociale, che affonda nell’educazione sbagliata di una società. Dobermann è la storia di Debora, un’avvocata penalista di successo specializzata nel difendere uomini accusati di violenza sessuale. Una storia ispirata a fatti realmente accaduti e che mostra quanto l’essere spregiudicati faccia perdere di vista valori umani, empatia, rispetto verso il prossimo. E se a screditare altre donne è una donna stessa, si apre una grande riflessione umana che va ben oltre il diritto penale e spinge a scavare negli abissi più profondi dell’animo umano. Abissi che restano bui e silenziosi, fin quando il dolore non viene a trovarti.
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16 e 17 gennaio

(Il rimorso cambia forma ogni volta che lo spirito si eleva)
Ispirato ad una storia vera. Dedicato a Cosimo Rega
di Daniela Marazita e Cosimo Rega
e con Stefano Thermes
musiche di Monica Marighetto con un brano di Nicola Piovani
Due monologhi incrociati: lui, Sumino, ergastolano da trent’anni, che in una notte in cui non riconosce più la propria cella, disorientato e disperato, scopre che il cambiamento non è del luogo ma di sé. Lei, Gelsomina, sua moglie e madre dei suoi due figli, che non lo ha mai abbandonato e gli parla, a distanza, ma come fosse accanto a lui. Sumino attraversa i propri rimorsi, dialoga con i propri fantasmi e con i personaggi della Divina Commedia – perché l’Inferno dantesco è per lui testamento e specchio. A operare questa trasformazione interiore: l’incontro con lo studio, la cultura, il teatro, la conoscenza.
Lo spettacolo – che ripercorre poeticamente la vita di Cosimo Rega, ex camorrista, ergastolano, attore, scrittore e regista, scomparso nel 2022 dopo 46 anni di detenzione, pochi mesi dopo la scarcerazione – si articola in due repliche distinte: nella prima di sabato 16 gennaio, entrambi i personaggi sono affidati a un’unica interprete, nella lingua originale del testo, un napoletano vivo e accessibile. Nella seconda di domenica 17 gennaio, il testo torna alla sua forma naturale, un’attrice e un attore, in una versione italiana che conserva le espressioni idiomatiche e la musicalità fonetica del napoletano. In entrambe le versioni un contributo in voce dello scomparso Cosimo Rega.
Nel 2012, ancora ergastolano, Rega interpreta Cassio nel premiatissimo film Cesare deve morire (“Orso d’oro” al Festival di Berlino) di Paolo e Vittorio Taviani realizzato con i detenuti del carcere di Rebibbia che gli vale due premi come migliore attore protagonista.
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dal 22 al 24 gennaio

regia e drammaturgia musicale di Gianni De Feo
con l’amichevole partecipazione in voce di Leo Gullotta
arrangiamenti musicali di Alessandro Panatteri
videoarte Roberto Rinaldi
In un freddo e ventoso autunno romano, il grande psicanalista e filosofo James Hillman, autore del libro Il codice dell’anima, s’incammina sulla strada che conduce alla Piramide Cestia dove è situato il cimitero acattolico. Hillman si dirige verso la lapide del poeta inglese John Keats morto a Roma nel 1821 all’età di 26 anni. Un secolo li separa. Tuttavia, un sottile legame li unisce, un’idea antica e universale: l’idea di “fare anima”. In una trama narrativa che oscilla tra fantastico, reale e sovrannaturale, il filosofo Hillman riconosce nel poeta Keats il proprio Daimon, coscienza divina che da sempre ci accompagna nella realizzazione di quel destino, o disegno superiore, che la nostra anima ha scelto per noi prima ancora di nascere, ma che dimentichiamo nell’attimo stesso in cui veniamo al mondo. All’ombra della sua lapide nel cimitero acattolico romano, rivede lo sguardo del bambino John incontrato sulle rive dell’oceano ad Atlantic City tanti anni prima e mai più rivisto. Le tracce del destino si delineano e il cerchio si chiude. Lo spettacolo si dirama in diversi piani tra poesia, musica, danza e canzoni. Brevi frammenti poetici di John Keats, sono evocati dalla voce di Leo Gullotta.
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dal 29 al 31 gennaio

musiche originali Tuktu & Belugas Quartet
Il diario di una donna alle prese con il suo quotidiano, tra le mille sollecitazioni della rete, i pensieri e le idee che non si fa in tempo a trattenere, le attenzioni superflue a fatti marginali. Nel racconto vorticoso e spesso non-sense delle giornate irrompe però disturbante sempre un pensiero, un rovello, una nota a margine: la guerra. “Ah già, la guerra …” continua a ripetere la donna. Nasce così un confronto tra le due opposte dimensioni, le nostre vite protette e spesso intrise di superficialità, e le guerre e i loro atroci accadimenti che restano sempre sullo sfondo di un qualunque “Ah, già…” Finché la notizia di una strage di bambini nelle zone di guerra trascinano la donna ad essere metaforicamente la madre di ogni bambino in una dolorosa immedesimazione. Da qui la finzione non può che cedere il passo alla realtà, il video con i volti e i nomi dei bambini palestinesi uccisi, la data e il luogo della loro morte; il racconto dell’incontro virtuale dell’autrice col drammaturgo palestinese Hossam Al-Madhoun, che, irrompendo virtualmente con un video da lui registrato in Medioriente, ci regala una pagina sognante e drammatica sulla Giornata Mondiale del Teatro – 27 Marzo 2024 –da lui vissuta a Gaza. Noi gli facciamo eco, condividiamo il suo sogno, cerchiamo con le nostre piccole azioni artistiche di non tacere.
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dal 5 al 7 febbraio

Vorrei essere lei è un racconto musicale, che ha come protagoniste sei artiste della musica internazionale: Nina Simone, Etta James, Aretha Franklin, Beyoncé, Alicia Keys e Lady Gaga. Tutte le loro storie di vita, apparentemente scintillanti e perfette, nascondono grandi lotte, fallimenti e momenti di crescita personale. Ciascuna di queste donne ha un tema da raccontare: l’importanza dei diritti civili che ha guidato tutta la vita di Nina Simone, l’amore tossico vissuto da Etta James, la violenza di genere sopportata da Aretha Franklin, l’autodeterminazione della tenace Beyoncé, l’immagine del corpo femminile rivoluzionata e riscritta con grande profondità da Alicia Keys, il bullismo subito e trasformato dall’iconica Lady Gaga.
Con un linguaggio tra il teatro canzone e la narrazione teatrale, Valeria Girelli dà vita alle loro voci, inserendo anche stralci tragicomici del proprio vissuto. Le ammira così tanto da pensare: “Vorrei essere
lei!”, ma l’aspirazione ad essere tutte loro scatenerà una imprevedibile e tragicomica presa di coscienza.
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20 febbraio

dal 5 al 7 marzo

con Nicoletta Evangelista, Salvo Miraglia, Francesco Paolella
Viaggio nel mondo visionario del cantautore di Bologna: Lucio Dalla. Utilizzando la forma teatrale della mise en espace: Nicoletta Evangelista, Salvo Miraglia e Francesco Paolella porteranno lo spettatore dentro la scena. Lo spettacolo fonde in uno il Teatro, la Musica e il Canto. Si metteranno in scena le vicende di tre artisti che hanno trovato un ingaggio ma non hanno ancora lo spettacolo e in realtà neanche l’idea. Emergeranno momenti esilaranti. Il pubblico assisterà al processo magico che porta alla creazione di uno spettacolo. Vedrà cosa succede durante le prove: i litigi, le risate, gli accordi. La platea ascolterà i grandi successi di Lucio Dalla in versioni originali, in altri la parte cantata, quella musicale e quella recitata si mescoleranno teatralmente.
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dal 12 al 14 marzo

adattamento e regia Giancarlo Sammartano
impianto scenico Daniela Catone
musiche da Glinka, Caikovskij, Sostakovič, Stavinskij, Rachmaninov
Racconto/epitaffio sentimentale, tenero e appassionato, sulla figura di Sof’ia Gollidej (Sonecka), allieva attrice nel 1919 del Secondo Studio Del Teatro d’Arte di Mosca. Ventidue anni -ma con l’aspetto di una ragazza ancora bambina- dagli occhi che ridevano anche tra le lacrime, ha il suo primo, grande successo ne Le notti bianche di Dostoevskij. Capricciosa, sentimentale, indisciplinata: l’opposto dell’indole “virile, retta, d’acciaio” di Marina. Tra le due donne nascerà un’amicizia “frenetica, reciproca deificazione di anime”, destinata a concludersi quando, neppure dopo un anno, Sonecka abbandonerà Mosca per seguire il suo “destino di donna”. Scritto da Cvetaeva nel 1937, nel pieno dell’orrore dello stalinismo, dopo l’annuncio della morte di Sonecka che l’aveva raggiunta nella Parigi degli émigrés, il racconto si snoda in tanti capitoli di affezione e vitalità, testimonianza poetica di un’epoca irripetibile di arte e di storia.
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dal 19 al 21 marzo

con Gabriele Magni
regia di Gianni De Feo
New York, fine anni ’50. Nello studio immerso nel silenzio e nell’odore acre della pittura, il celebre artista Mark Rothko lavora febbrilmente alla sua più grande commissione: una serie di tele destinate al prestigioso ristorante Four Seasons. Ma ciò che dovrebbe consacrarlo definitivamente si trasforma presto in un campo di battaglia interiore. Accanto a lui, il giovane assistente Ken. Tra i due nasce un confronto sempre più serrato, fatto di provocazioni, silenzi e scontri ideologici. Che cos’è davvero l’arte? A cosa serve? Può ancora essere autentica in un mondo dominato dal mercato e dal compromesso? Mentre il rosso delle tele si stratifica, denso e vibrante, emergono le fragilità, le ossessioni e le paure di un uomo che ha fatto della pittura una religione. Rothko si mette a nudo, combattendo contro il tempo, il successo e il rischio di tradire sé stesso. Rosso è un duello emotivo e intellettuale, un viaggio potente dentro la creazione artistica e il prezzo dell’eccellenza. Uno spettacolo intenso, viscerale, che trascina il pubblico nel cuore pulsante dell’arte e del suo farsi.
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dal 2 al 4 aprile

di Luigi Di Raimo
a cura di Daniele Salvo
musiche originali di Marco Podda, Patrizio Maria D’Artista
Un editto voluto dall’Imperatore Augusto ha improvvisamente cambiato le sorti di uno dei più acclamati poeti dell’antichità. È l’8 d. C. quando Publio Ovidio Nasone viene costretto ad abbandonare Roma, destinato all’esilio nella remota città di Tomi. Di quella terribile esperienza restano custodi le lettere inviate ai propri cari in patria. Sono pagine in cui la realtà del dolore personale incontra le altezze dell’artificio poetico, e la vicenda umana dell’esule richiama alla memoria le sorti infelici immortalate nelle Metamorfosi. È Ovidio stesso a paragonarsi esplicitamente ad esse, riconoscendo nelle storie di
quei corpi trasformati una perfetta rappresentazione del proprio destino mutato. Lo spettacolo è un “doppio soliloquio a più voci”, in cui ad un solitario Ovidio, impegnato in un dialogo a distanza con la
moglie, si uniscono nel ricordo i protagonisti di alcuni tra i miti più struggenti delle Metamorfosi. Ovidio è Atteone, involontario profanatore di segreti inaccessibili; è Icaro, precipitato a picco da altezze troppo elevate; è Niobe, pietrificata dal dolore, è Ceice, che morendo trascina nella disgrazia la sua Alcione. In un viaggio tra le pagine più alte della letteratura di ogni tempo, tradotte e riadattate per la scena, lo spettacolo ripercorre la metamorfosi di Ovidio, da poeta ad esule, in un intreccio che fonde realtà e letteratura, biografia e mito. Un racconto umano di dolore e speranza, di trasformazione e fedeltà, di
ricostruzione di un’identità compromessa. È un inno alla forza salvifica e immortale della poesia.
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10 e 11 aprile

con Cristiano Arsì
regia di Andrea De Vecchis
Manfredi, il figlio di Paolo Borsellino, racconta la storia di suo padre con un misto di tristezza e orgoglio. Ricorda i momenti felici trascorsi insieme, la gentilezza, la dedizione assoluta alla giustizia.
Rievoca le difficoltà affrontate nella lotta alla mafia, il coraggio dimostrato nonostante le minacce e la consapevolezza del pericolo. Lo spettacolo esplora il significato profondo dell’eredità morale lasciata da
Paolo Borsellino e l’urgenza di custodirne lo spirito di giustizia e responsabilità civile. Il racconto intreccia memoria privata e storia collettiva: la morte di Giovanni Falcone, il celebre discorso di Borsellino, le indagini ostacolate, l’attesa lucida e consapevole della fine, fino alla strage di Via D’Amelio. Un percorso che attraversa il dolore e si fa testimonianza viva di valore umanistico e civile
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16 aprile

Gallerie Verticali è una serata di danza e teatro che sfida i confini tradizionali tra le arti performative, proponendo un’esperienza multidisciplinare che attraversa tre linguaggi distinti ma complementari: danza contemporanea, teatro danza e prosa. Ogni performance esplora una diversa dimensione dell’esistenza: la verticalità del corpo che si innalza, la profondità della voce che risuona, l’altezza dell’emozione che trascende. Il titolo evoca un’architettura spaziale e concettuale: come gallerie sovrapposte che si collegano in profondità, ogni performance occupa un piano diverso di questo edificio scenico. La verticalità non è solo metafora spaziale, ma rappresenta anche la dimensione esistenziale che ciascuna disciplina esplora. La vera innovazione di Gallerie Verticali sta nella convergenza: come questi linguaggi diversi si influenzano reciprocamente, come si contaminano senza perdere la propria identità, come creano nuovi significati quando si incontrano in verticale, uno sopra l’altro.
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17 e 18 aprile

regia di Alessia Oteri
con Metis Teatro
Corre l’anno 1909 e il Futurismo, cane sciolto dei salotti letterari italiani, irrompe sulla scena. Il movimento attrae a sé una nuova generazione di artisti, scrittori, musicisti, esteti della velocità e del trionfo della tecnica umana sulla natura. La sensualità Liberty della Belle Époque cede il passo al vitalismo industriale, alla sfida del volo, alla sete di conquista: il mondo si avvia al progresso, e alla guerra, come verso un magnifico gioco. Futura è il racconto in frammenti di un’epoca breve – i primi trent’anni del Novecento – e degli spiriti che animarono giorni affascinanti, crudeli e non troppo lontani.
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dal 23 al 25 aprile

con Antonello Avallone, Maria Cristina Fioretti
regia di Antonello Avallone
Durante l’incontro per il titolo italiano dei pesi medi, un pugile rivive, attraverso i ricordi del suo sanguigno allenatore Artemio e della intraprendente moglie Moira, tutte le tappe che lo hanno condotto a quel momento così importante della sua carriera. Dalla palestra frequentata da ragazzino dodicenne, alla sua prima esperienza amorosa, ai conflitti tra le due persone più importanti della sua vita. Infatti, i veri pugili sono proprio Artemio e Moira, che da più di dieci anni combattono “tra di loro”. Uno spettacolo dai contenuti fondamentalmente drammatici che non rinuncia, grazie a situazioni tragicomiche e ad un coloratissimo dialetto romanesco, a momenti di comicità.
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dal 7 al 9 maggio

regia di Filippo Luna
Una storia d’amore omosessuale, clandestina, nata nella Palermo degli anni Sessanta che va avanti, parallela ad una vita cosiddetta “normale”, per trent’anni: è il tema de Le mille bolle blu, scritto dal giornalista Salvatore Rizzo, interpretato e diretto da Filippo Luna. Le mille bolle blu racconta la storia di Nardino e Manuele, barbiere di borgata il primo, avvocato il secondo: si conoscono, giovanissimi, nel salone da barba dove Nardino fa l’apprendista sotto lo sguardo del padre e Manuele è figlio di un cliente facoltoso. E’ l’inizio degli anni Sessanta, quello, per l’appunto, in cui Mina impazza con Le mille bolle blu. Destinati a ruoli sociali familiari prestabiliti (mariti irreprensibili e padri premurosi) i due portano avanti per trent’anni una storia di sentimento e passione che si nutre anche della clandestinità in cui viene vissuta, che ne è linfa e tormento al tempo stesso. La morte di Manuele, per malattia, diventa il pretesto perché Nardino, nell’impossibilità di piangere apertamente l’uomo che ha amato e di gridare a tutti il proprio dolore, ripercorra alcune tappe di quei trent’anni, tra nostalgia e amarezza, rabbia e dolcezza. Un altare di ricordi che sancisce l’universalità di quel sentimento al di là di ogni barriera e di ogni preconcetto.
(Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro 2010 per aver realizzato “una perfetta sintesi scenico-attorale di emozione e disincanto”)
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15 maggio

fotografia e scenografia Giampaolo Capone
composizione musicale Filippo Rosati
chitarra Filippo Rosati, Sergio Varcasia
voce Simone Martino
percussioni Paolo Monaldi
coreografia e baile Francisca Berton
costumi Daniela Catone
Abstract Flamenco Urban Art Culture è un incontro tra musica, danza e fotografia, tradizione e avanguardia. Lo spettacolo prende spunto dalle sessioni fotografiche di Giampaolo Capone, realizzate nei paesaggi artistici urbani di Roma. Tutto è immerso nella Street Art, negli ambienti sonori stridenti, passando dal Rock al Flamenco. Musiche e canti tradizionali del Flamenco dialogano con la musica progressive metal del chitarrista compositore Filippo Rosati e si trasformano generando atmosfere oniriche e surrealiste. Le immagini riconducono al Flamenco, svelandone la bellezza mistica e senza tempo. Sul palcoscenico si intrecciano immagini surreali, iconografia flamenca e riferimenti alla tradizione. Il risultato è un’opera enigmatica che tiene insieme tradizione e avanguardia, danza, fotografia e musica, un omaggio all’ ’arte di strada’, al Flamenco, attraverso una lente deformante, fatta di sogno, desiderio e memoria.
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16 maggio

Una mamma e il suo piccolo figlio, il 26 febbraio del 2023, sono ammassati con altri 180 migranti sul peschereccio Summer Love che dalla Turchia li sta portando sulle coste calabresi. Quando arrivano a Steccato di Cutro il caicco si arena. L’impatto con le onde forza 5 è violento e ribalta e distrugge l’imbarcazione causando la morte di 94 persone, tra cui 35 bambini, e lasciando un numero imprecisato di dispersi. I primi soccorsi saranno prestati dai pescatori locali, seguiti dai carabinieri, mentre le autorità italiane saranno accusate di ritardi e mancanza di coordinamento tra Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto, con l’operazione inizialmente trattata come attività di polizia e non di soccorso. La madre negli ultimi momenti di vita per tranquillizzare il piccolo figlio gli racconta la fiaba del burattino Pinocchio e della sua traversata in mare con sulle spalle il vecchio Geppetto. Si ritrova a cercare sul suo cellulare “Pinocchio video” e si apre il video del Pinocchio di Carmelo Bene. Il bambino guardando il video di Pinocchio in mare si identifica con Pinocchio e con quella realtà virtuale e non si accorge di morire. Il naufragio ha portato all’apertura di due filoni di indagine: uno contro gli scafisti e uno contro sei ufficiali italiani (quattro della Guardia di Finanza e due della Capitaneria di Porto) per omissione di soccorso e naufragio colposo. Le ONG e le parti civili sostengono che la tragedia non sia stata una fatalità, ma il risultato di negligenze e ritardi nella catena di comando, con la mancata attivazione tempestiva del piano di ricerca e soccorso (SAR) nonostante le segnalazioni di Frontex.
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22 e 23 maggio

con Ilenia Costanza, Lorena Vetro, Monica Tenev
Un concerto reading che racconta la Sicilia in forma ironica e “culinaria”, divertente, poetica, drammatica, recuperando la figura del Cantastorie nella narrazione delle più belle leggende siciliane. La Cantastorie Lorena Vetro (chitarre e voce) e la Cuntastorie Ilenia Costanza (narrazioni e percussioni), con la complicità di Monica Tenev (bandoneon e flauto traverso), descrivono quella che i greci chiamavano Trinacria: questa tanto discussa terra di mafia e di mare, di cassate e caponata, di poeti, briganti e cantastorie. E lo fanno partendo dal grammaticale femminile singolare delle parole che la caratterizzano…“Siccità è femmina, Santa Rosalia a Palermo e Sant’Agata a Catania sono femmine, la maschera di Pirandello e la roba di Verga. Ma anche la vigna, la mandorla e l’arancia. E il pistacchio. Sì, perché da noi il pistacchio si chiama ‘a fastuca! E diventa femmina… come la bellezza! ”. E poi Buttitta, Pirandello, Sciascia, Quasimodo, Bufalino, Balistreri, Profazio, Salamone, Modugno e Battiato. E il pubblico si commuove, e ride, e si sazia anche perché queste sicule, nel narrare la loro terra non tralasciano la cucina, raccontando perfino dell’invidiosa astuzia che generò la sarda a beccafico. Svelano trucchi, ricette e origine di una cucina povera di materia prima e ricca di sapore, il sapore di quella primordiale ricchezza che è l’amore. La sensualità, il fascino e l’ironia pungente di un’isola ferita dalla mafia, ma pervasa di bellezza e di profumo di cosi dunci, in uno spettacolo di grande energia tutto al femminile. Sì, perché come si dice nel film Il Padrino, “in Sicilia le fimmini sono come la lupara”.
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Spettacoli passati
2 ottobre

La mia Roma, la mia storia, la mia voce
Ci sono amori che non si scelgono: fanno parte di noi, scorrono nelle vene e diventano il respiro della nostra vita. Per me questo amore ha il volto, i colori e la voce di Roma. La canzone romana non è soltanto musica: è la mia storia, è il legame profondo con la mia famiglia, è il ricordo più nitido di mio nonno, è un patrimonio di emozioni che custodisco e porto avanti con orgoglio. Sono cresciuto immerso corpo e anima in queste melodie, nelle parole dei grandi poeti e cantautori romani, in quelle storie capaci di raccontare la vita, le gioie, le sofferenze e l’ironia di un popolo unico. Salirò sul palco con il cuore di chi non interpreta soltanto delle canzoni, ma racconta una parte di sé. Perché cantare Roma, per me, significa custodire un’eredità e trasformarla in emozione.
con Cristiano Amici e l’Ensemble dell’Accademia di canto romanesco “Alvaro Amici”
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4 ottobre

regia Simone Fabiani
con Filippo Andreetto, Giuseppe Carlucci, Claudia Barresi, Sabrina D’Alonzo, Simone Fabiani, Davide Ingannamorte, Mattia Petroni, Caterina Sebastiano
Un racconto che parla di coraggio, unione e potere della musica. La rappresentazione prende vita attraverso coreografie coinvolgenti, momenti musicali e scenari suggestivi, guidando il pubblico in un percorso fatto di contrasti tra luce e oscurità, sempre con uno spirito positivo e accessibile a ogni età. La partecipazione degli spettatori diventa un elemento centrale dello spettacolo, rendendo l’esperienza collettiva e coinvolgente. Un’atmosfera vivace, impreziosita da scenografie, giochi di luce e costumi, costruisce un mondo immaginario in cui ogni particolare è pensato per suscitare fantasia e sentimento. Lo spettacolo esalta il teatro come spazio di scoperta, emozione e partecipazione pensato per tutta la famiglia.
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9 ottobre

Roma Londra solo andata
Ispirato a una storia vera
drammaturgia di David Mastinu regia di Paolo Vanacore
musiche originali di Alessandro Panatteri
con David Mastinu, Leonardo Zarra
Roma, 1980. Mauro e Peppe, due amici del cuore, vivono la loro giovane vita nella periferia di Torpignattara, un quartiere popolare molto lontano dalle opportunità della Roma storica e monumentale. Vivono di sogni, aspirazioni ad un futuro di riscatto dopo i terribili anni di piombo dei ’70. Peppe è pigro, indolente. Mauro scalpita, sogna Londra. In un clima ironico, apparentemente leggero, si racconta una storia che ne racchiude tante altre di quella tormentata generazione. La fine però, sarà tragica. Mauro riesce a partire per Londra, ma dopo tante contrarietà, senza lavoro e senza soldi, verrà rimpatriato. Si troverà il 2 agosto del 1980 alla stazione di Bologna. Sara l’ottantacinquesima vittima di quella strage fascista. Sospettato in un primo momento di essere l’autore dell’attentato, sarà scagionato dal suo diario, ritrovato tra le macerie di quella strage. Il diario che la sorella di Mauro, Anna Di Vittorio ha voluto regalare alla nostra Compagnia dopo la prima nazionale dello spettacolo. Una testimonianza toccante di vita e destino, sulla scena di un’Italia ancora in faticosa ricerca della sua identità democratica.
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11 ottobre

Gabriele Acquavia (voce), Nadia Caruso (clarinetto) e Matteo Cifani (pianoforte) danno vita a un ensemble dal suono elegante e coinvolgente, in cui ogni strumento trova il proprio spazio espressivo: la voce interpreta le linee melodiche, il clarinetto intreccia contrappunti raffinati e il pianoforte sostiene e colora le armonie con creatività e libertà improvvisativa. Gli arrangiamenti, sapientemente curati da Gabriele Di Nucci, esaltano la naturale sintonia del trio e ne mettono in risalto la freschezza interpretativa. Un viaggio nella storia del cinema italiano: dalle colonne sonore che hanno segnato gli anni del boom economico, firmate dai grandi maestri come Nino Rota e Armando Trovajoli, fino alle musiche più recenti premiate agli Oscar, come quelle di Nicola Piovani ed Ennio Morricone. Un concerto che emoziona e rinnova il legame tra cinema e musica, parlando sia agli amanti della tradizione sia al pubblico di oggi.
con Gabriele Acquavia voce, Nadia Caruso clarinetto, Matteo Cifani pianoforte
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