2 ottobre

La mia Roma, la mia storia, la mia voce
Ci sono amori che non si scelgono: fanno parte di noi, scorrono nelle vene e diventano il respiro della nostra vita. Per me questo amore ha il volto, i colori e la voce di Roma. La canzone romana non è soltanto musica: è la mia storia, è il legame profondo con la mia famiglia, è il ricordo più nitido di mio nonno, è un patrimonio di emozioni che custodisco e porto avanti con orgoglio. Sono cresciuto immerso corpo e anima in queste melodie, nelle parole dei grandi poeti e cantautori romani, in quelle storie capaci di raccontare la vita, le gioie, le sofferenze e l’ironia di un popolo unico. Salirò sul palco con il cuore di chi non interpreta soltanto delle canzoni, ma racconta una parte di sé. Perché cantare Roma, per me, significa custodire un’eredità e trasformarla in emozione.
con Cristiano Amici e l’Ensemble dell’Accademia di canto romanesco “Alvaro Amici”
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4 ottobre

regia Simone Fabiani
con Filippo Andreetto, Giuseppe Carlucci, Claudia Barresi, Sabrina D’Alonzo, Simone Fabiani, Davide Ingannamorte, Mattia Petroni, Caterina Sebastiano
Un racconto che parla di coraggio, unione e potere della musica. La rappresentazione prende vita attraverso coreografie coinvolgenti, momenti musicali e scenari suggestivi, guidando il pubblico in un percorso fatto di contrasti tra luce e oscurità, sempre con uno spirito positivo e accessibile a ogni età. La partecipazione degli spettatori diventa un elemento centrale dello spettacolo, rendendo l’esperienza collettiva e coinvolgente. Un’atmosfera vivace, impreziosita da scenografie, giochi di luce e costumi, costruisce un mondo immaginario in cui ogni particolare è pensato per suscitare fantasia e sentimento. Lo spettacolo esalta il teatro come spazio di scoperta, emozione e partecipazione pensato per tutta la famiglia.
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9 ottobre

Roma Londra solo andata
Ispirato a una storia vera
drammaturgia di David Mastinu regia di Paolo Vanacore
musiche originali di Alessandro Panatteri
con David Mastinu, Leonardo Zarra
Roma, 1980. Mauro e Peppe, due amici del cuore, vivono la loro giovane vita nella periferia di Torpignattara, un quartiere popolare molto lontano dalle opportunità della Roma storica e monumentale. Vivono di sogni, aspirazioni ad un futuro di riscatto dopo i terribili anni di piombo dei ’70. Peppe è pigro, indolente. Mauro scalpita, sogna Londra. In un clima ironico, apparentemente leggero, si racconta una storia che ne racchiude tante altre di quella tormentata generazione. La fine però, sarà tragica. Mauro riesce a partire per Londra, ma dopo tante contrarietà, senza lavoro e senza soldi, verrà rimpatriato. Si troverà il 2 agosto del 1980 alla stazione di Bologna. Sara l’ottantacinquesima vittima di quella strage fascista. Sospettato in un primo momento di essere l’autore dell’attentato, sarà scagionato dal suo diario, ritrovato tra le macerie di quella strage. Il diario che la sorella di Mauro, Anna Di Vittorio ha voluto regalare alla nostra Compagnia dopo la prima nazionale dello spettacolo. Una testimonianza toccante di vita e destino, sulla scena di un’Italia ancora in faticosa ricerca della sua identità democratica.
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11 ottobre

Gabriele Acquavia (voce), Nadia Caruso (clarinetto) e Matteo Cifani (pianoforte) danno vita a un ensemble dal suono elegante e coinvolgente, in cui ogni strumento trova il proprio spazio espressivo: la voce interpreta le linee melodiche, il clarinetto intreccia contrappunti raffinati e il pianoforte sostiene e colora le armonie con creatività e libertà improvvisativa. Gli arrangiamenti, sapientemente curati da Gabriele Di Nucci, esaltano la naturale sintonia del trio e ne mettono in risalto la freschezza interpretativa. Un viaggio nella storia del cinema italiano: dalle colonne sonore che hanno segnato gli anni del boom economico, firmate dai grandi maestri come Nino Rota e Armando Trovajoli, fino alle musiche più recenti premiate agli Oscar, come quelle di Nicola Piovani ed Ennio Morricone. Un concerto che emoziona e rinnova il legame tra cinema e musica, parlando sia agli amanti della tradizione sia al pubblico di oggi.
con Gabriele Acquavia voce, Nadia Caruso clarinetto, Matteo Cifani pianoforte
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16 ottobre

Corpo, musica, parola per Federico García Lorca
La musica, i suoni, i ritmi del flamenco -materia primordiale delle espressioni poetiche e drammaturgiche di Lorca in Romancero Gitano, Poema del cante jondo, Seis poemas gallegos, Cantares Populares– insieme alle immagini e alle parole si materializzano, completando la visione d’insieme dell’universo lirico del poeta ucciso dai falangisti di Francisco Franco.
coreografie e regia di Francisca Berton
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dal 23 al 25 ottobre

di e con Paolo Cutuli
Clitennestra uccide suo marito Agamennone al ritorno dalla guerra di Troia. Cos’ha fatto durante i dieci anni della sua assenza? Perché l’ha ucciso con l’aiuto del suo amante? Quale prezzo ha dovuto pagare per il suo sconfinato amore e per il suo efferato delitto? Le parole mai scontate di Yourcenar descrivono con precisione chirurgica non solo i fatti, ma anche le motivazioni che portano la sventurata eroina dai capelli ormai grigi ad impugnare il coltello che ucciderà l’unico vero amore della sua vita. Uno spettacolo che restituisce vita ai personaggi narrati in cui il pubblico diventa la corte che giudica Clitennestra, diventa il popolo di vedove in attesa del ritorno dei mariti soldato, diventa un campo solitario in cui si nasconde Egisto. Il pubblico respira il tormento di Clitennestra e Clitennestra respira gli sguardi e ad essi si rivolge come ultima preghiera: per chiarirsi e per chiarire. Per prendere una decisione finale.
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30 e 31 ottobre

Un desiderio insaziabile di vacanze
di Roberta Calandra
supervisione artistica Edoardo Siravo
con la gentile partecipazione di Gaetano Lizzio
regia Paolo Orlandelli
scene e costumi Annalisa Di Piero
La chiamavano “Minerva nata dalla testa di Giove” o anche “la vestale”. Avrebbe dovuto nascere maschio. Era la sesta figlia di Sigmund Freud. Mentre le sue sorelle pensavano al matrimonio lei inventava la psicoanalisi infantile. Incontrò Dorothy Tiffany Burlingham, e abitando con lei e i suoi bambini diede vita ad una famiglia di fatto ante litteram che incontrava l’approvazione e la simpatia dello stesso Sigmund. Le due donne si occuparono insieme di bambini orfani e traumatizzati, fondando asili e orfanotrofi in diversi continenti. Eppure, lei continua a sentirsi come una donna che non sa fare abbastanza. Questa è la sua storia.
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1 novembre

La pièce narra la tragica storia di Elisa, la ragazza di sedici anni che viene uccisa da Danilo Restivo nel sottotetto della chiesa della Trinità di Potenza, dove rimane nascosta per diciassette lunghi anni con l’evidente complicità di molti rimasti ignoti. I fatti sono narrati da Antonio, il padre di Elisa, tabaccaio di Potenza, persona semplice che amava coltivare e proteggere rose profumate. Un uomo che, nella lunga ricerca della verità sulla sorte della figlia, aveva perso qualsiasi tipo di fiducia sia nei confronti della magistratura che nei confronti della chiesa. Rabbia, sconcerto, dolore li ha tenuti dentro per anni. Ma è il dolore che gli ha fatto ammalare il cuore e poi un tumore che l’ucciderà. Ha vissuto sfiduciato ma sereno con il suo male, felice di cibarlo, perché è stato proprio un tumore che lo riporterà tra le braccia della sua Elisa. Il testo è stato scritto con l’aiuto di Gildo, fratello di Elisa, e di Filomena Iemme madre di Elisa. Sono state ricostruite le indagini della magistratura e le relazioni tra Elisa e la famiglia e i suoi amici.
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6 novembre

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7 e 8 novembre

Ispirato dalla lettura di Amblimblè/Rime e riti dei giochi di strada di Piero Dorfles, lo spettacolo è una riflessione su come siano cambiate le modalità del gioco e su quale ricaduta questo cambiamento stia avendo sulla formazione degli individui. L’obiettivo è quello di suscitare nello spettatore riflessioni sul nostro tempo e sulla direzione verso cui siamo diretti, che vede le nuove generazioni sempre più isolate, in contatto solo con i dispositivi digitali e non con i loro compagni. Gioco, regole, infanzia, apprendimento, ironia, rito, suoni, voce, filastrocche, ritmo sono le parole e i temi che guidano la creazione dello spettacolo.
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13 novembre

Luigi Maio pianoforte
Con il sorriso sulle labbra e la gioia di suonare, una serata di festa con grande musica folk e swing italiana, con un tocco internazionale.
Concerto dedicato alla fisarmonica e alla scoperta delle sue diverse forme espressive affrontando un nutrito repertorio di tango, jazz, musica popolare e folklore. Un concerto di tecnica incarnata, sapienza armonica, gusto impeccabile. Si veleggia dolcemente dalla tradizione francese a quella popolare delle nostre terre, dalle sonorità latine al Mediterraneo, dagli omaggi a Nino Rota alle note immortali di Ennio Morricone. Non mancano alcune composizioni originali scritte da Stefano Indino.
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14 e 15 novembre

Un nuovo progetto della compagnia “Excursus/Pindoc”, che unisce brani dal repertorio recente e creazioni inedite. Una danza ricca di drammaturgia, emozionale e aperta alla ricerca, che mette il corpo al centro di nuove possibilità espressive. Una successione di scene distinte conduce lo spettatore ad esplorare la complessa geometria delle relazioni umane. La tecnica diventa un mezzo per raccontare la bellezza e la fragilità dei legami, il modificarsi della percezione di sé nell’incontro con l’altro. Attraverso lo scorrere di immagini dinamiche, lo spettatore potrà riconoscersi nel racconto che si snoda sullo spazio scenico, in un’esperienza di forte impatto emotivo.
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20 novembre

Still you
coreografie di Diana Costantino
con Diana Costantino, Arianna Pacillo
Quando i ricordi ci controllano, essi diventano una nuova realtà? Still you è un progetto di danza contemporanea che sperimenta la costante ricerca di qualcuno che non c’è più attraverso i ricordi. È nato infatti dall’esperienza personale dell’interprete che a seguito della perdita del padre tenta costantemente di rivivere i suoi ricordi con l’illusione di vedere, sentire e percepire la presenza di quella persona senza mai realmente riuscirci. Corre il rischio di rimanere inesorabilmente ancorata al passato affrontando una lotta continua con sé stessa e con i suoi demoni per evitare che questa presenza diventi ingombrante a tal punto da risucchiarla totalmente e portarla alla follia. È però allo stesso tempo un’intensa storia da raccontare fatta di amore, solitudine e nostalgia, ma anche di forza e di voglia di ricominciare. Un percorso interiore profondo e drammatico affrontato talvolta anche con un velo di ironia che contraddistingue l’interprete e che rappresenta il paradosso tra quello che la mente vorrebbe e quello che la realtà è.
Essenza
coreografie di Giuliana Maglia
con Maura Armento, Elettra Carangio, Diana Costantino, Stefano Dattrino, Laura Di Biagio, Giuliana Maglia
L’essenza è la nostra natura profonda, ciò che ogni individuo è realmente, il suo nucleo pulsante innato e immutabile. La nostra essenza nasce con noi ed è autentica, legata ai nostri desideri più alti e puri e ai nostri gusti più sinceri: è la nostra energia. Quando veniamo al mondo siamo pura essenza, incontaminati, eterei, genuini. Il mondo e il suo caos tutto intorno a noi non ci riguarda ancora, non ci tocca, non ci scalfisce. Vivendo e interagendo con il mondo la nostra essenza viene sovrastata dalle maschere, dalle abitudini, dalle convenzioni acquisite e dalle etichette che ci vengono cucite addosso e che ci allontanano da ciò che siamo veramente. Le nostre esperienze, l’educazione che riceviamo e le influenze esterne vanno a creare un involucro che è quello che possiamo definire la nostra personalità. Essa si forma ed evolve nel tempo ma non è la nostra natura fondamentale che, una volta smarrita, è difficile ritrovare.
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21 e 22 novembre

musiche originali e arrangiamenti Alessandro D’Amico
Poesia e canzone vivono all’unisono creando un’unica atmosfera che oscilla tra realtà brucianti e magie di sogni. Dal kabarett berlinese ancora drogato in un incanto di vacua vanità ma bruscamente spazzato via dalla guerra, alla malinconica voce di Marlene Dietrich, icona di libertà e indipendenza. Dalla voce graffiante di Bertolt Brecht che amaramente ironizza sullo sguardo senz’occhi nella Leggenda del soldato morto e sulla stupidità dei potenti in una vibrante Canzone del Re Salomone. E poi Kurt Weill, ebreo costretto all’esilio che sulle note di una nostalgica habanera ci accompagna con la sua metaforica barca verso l’sola dei sogni, Youkali. Tango appunto, l’isola che non esiste. Da questo quadro storico emergono alla memoria i Poeti Cantori, ombre che avanzano a sussurrarci ancora una volta l’eternità dell’Amore. Fabrizio De André che con Un blasfemo e La Canzone di Marinella restituisce voce e dignità agli ultimi della terra. Il poeta di Bruno Lauzi che con poche pennellate crea il ritratto di un uomo comune, provinciale e goffo ma ricco di autentica poesia. Luigi Tenco con la sua feroce lucidità mentale che s’innamora perché ha bisogno di sognare e Dalida con quel suo roco accento francese, malata d’amore (Je suis malade) omaggiata persino da Franco Battiato, Il venait d’avoir 18 ans. E ancora Brecht con La canzone della Moldava. Ma il cerchio si chiude con il grido di Mia Martini e la solarità di Vinicius de Moraes che ci invita ad accendere una luna nel cielo e ad accogliere il poeta che vive dentro di noi. Un sottile filo narrativo tiene unito, come anelli di una solida catena, questo caleidoscopio di canzoni d’autore e canzoni di guerra. La stagione della poesia cantata viene rievocata nei suoi momenti più suggestivi con un ritmo trascinante su arrangiamenti originali. Un racconto spezzato solo dai testi poetici, brevi frammenti registrati in voce off che, a tratti, invade lo spazio e si espande per un ascolto “ad occhi chiusi”. Perché gli artisti vivono là dove i poeti cantano.
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dal 27 al 29 novembre

a cura di Caterina Casini e Camilla Zapponi
con Caterina Casini, Massimiliano Auci
Catherine Bruni violoncello
musiche di Stefano Garau
Un recital dedicato a Federico Garcia Lorca. Un materiale incandescente, surreale e pieno al contempo di tradizione, di approfondimento letterario. Al centro la peculiarità di Lorca di lasciare aperte tutte le porte, di definire ma non chiudere, di guardare e lasciare che tutto esista per lo sguardo, in continuo mutamento. Ed è chiara l’indicazione agli interpreti che si trova tra le sue righe: “Dobbiamo cercare con sforzo e virtù la poesia, perché questa si conceda a noi. Dobbiamo aver dimenticato completamente la poesia, perché questa si lasci cadere, nuda, nelle nostre braccia. Ciò che la poesia non tollera in nessun caso è l’indifferenza. L’indifferenza è la poltrona del demonio; e tuttavia è questa che parla per le strade con un grottesco vestito di sufficienza e cultura”.
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4 e 5 dicembre

di e con Eleonora Mazzoni
voce recitante fuori campo Lino Guanciale
regia Simonetta Solder
I Promessi sposi sono il romanzo per eccellenza degli Italiani, molto amato, altre odiato, sorbito da studenti come una medicina amara. Ma siamo veramente sicuri che Alessandro Manzoni assomigliasse a quell’uomo austero perennemente di mezz’età, dallo sguardo grave e mesto, come nel celebre ritratto di Hayez? Leggendo con attenzione le quasi duemila lettere che ci ha lasciato, più quelle di familiari e amici, l’impressione è del tutto diversa. Ironico e affabile conversatore, nonostante la balbuzie, ambizioso, anche se sempre alla mano, uomo dalle passioni fortissime, reso fragile, durante l’infanzia, dall’abbandono materno e dalla mancanza di un padre, da giovane Alessandro fu ribelle, anticlericale e libertino. Anche la sua famosa conversione non lo trasformò in un bigotto baciapile: la fede, impastandosi con lo spirito illuministico in cui era cresciuto, fu sempre lotta, mai facile consolazione. Senza mai spegnere il fuoco nei confronti delle donne. Non a caso lo scrittore riuscì a mettere in scena nel suo capolavoro un universo femminile così ricco e variegato, partendo dai tre personaggi femminili più emblematici de I Promessi sposi – la Monaca di Monza, Lucia e la madre della piccola Cecilia – intrecciati alle donne più importanti della sua vita: Giulia Beccaria ed Enrichetta Blondel.
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6 dicembre

Francesco Marini sax soprano e clarinetti
Paola Emanuele viola
Marco Acquarelli chitarra
Luca Pirozzi contrabbasso
Valerio Vantaggio batteria
Il “Germano Mazzocchetti Ensemble” è attivo da più di vent’anni. Ha pubblicato i cd Testasghemba (Egea), Asap (Incipit) e Muggianne (AlfaMusic). Le musiche di Mazzocchetti attingono a sonorità popolari e mediterranee, unite a citazioni jazzistiche e rimandi alla tradizione cólta. Il risultato è una musica caratterizzata da uno spiccato sincretismo linguistico, che bene si allinea ad alcune tra le più interessanti esperienze della musica d’oggi. Come ha scritto il critico Giordano Montecchi “Remoti si sentono gli echi di un Kurt Weill, di un Fiorenzo Carpi e il carsico andirivieni di quella linfa popolare che sempre nutre il lessico di Mazzocchetti. Ma c’è anche altro in questa formazione densa di ritmo ed energia cinetica, impastata con fisarmonica e viola che trasudano melanconia a ogni nota. C’è un universo intimamente latino, fatto di ritmo, calore e languore”. L’Ensemble ha suonato per le maggiori istituzioni nazionali, tenendo concerti, a Roma, all’Auditorium Parco della Musica, all’Accademia Filarmonica Romana, alla Casa del Jazz e in diversi altri teatri e città.
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11 dicembre

Una serata interamente dedicata alla musica di Ezio Bosso, compositore e violinista italiano che ha trasformato il dolore in arte, mutando la malattia in un inno alla vita. La danza contemporanea diventa il linguaggio attraverso cui le sue composizioni prendono corpo, si muovono, respirano e si trasformano in coreografia pura. I danzatori cercano il limite tra terra e cielo, tra possibilità e impossibilità. Il corpo combatte, resiste, si oppone alla gravità come si oppone al destino. Ogni movimento è un atto di volontà, ogni salto è una sfida, ogni posa è un trionfo. Ezio Bosso ha detto: “La musica è l’unica cosa che non può essere presa via da me ” e “Il corpo è l’unica cosa che può dire la verità senza parole“. Insieme, musica e danza diventano un unico linguaggio che parla direttamente all’anima. Nel corso della serata il pubblico viaggerà attraverso le diverse dimensioni del racconto corporeo, ciascuno ispirato ad una diversa sfumatura della musica di Bosso. Non sarà solo uno spettacolo di danza: sarà un’esperienza che attraversa la vita, la malattia, la resistenza, l’amore e la morte. Ogni pezzo musicale diventerà un corpo, ogni corpo diventerà una voce, ogni voce diventerà una storia.
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12 dicembre

con Marco Capretti e Beba Albanesi
Ci sarà un motivo se Roma, letta al contrario, mostra sorprendentemente la parola Amor. Perché l’Amore, con la A maiuscola, è centrale nella storia della Città eterna. E ci sarà un motivo se tante coppie famose hanno legato la loro esistenza proprio a Roma. L’esempio ricorre da oltre duemila anni non solo tra le pagine dei manuali di storia (Cesare e Cleopatra) ma anche tra quelle dei giornali di gossip (Francesco e Ilary), in una singolare alternanza tra sacro e profano, tra solenne e pacchiano. Sono tante e insospettabili le coppie celebri della storia dell’umanità, ma anche della cronaca umana e mondana, legate a Roma Caput Mundi. Dalla letteratura al cinema, dall’Opera alla musica popolare. Dai protagonisti del film La dolce Vita con Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, ad Anna Magnani e Roberto Rossellini, per non parlare degli amori senza lieto fine di Tosca e Rugantino. Lo spettacolo rappresenta l’occasione viva per raccontare Roma in modo divertente, ma anche piacevolmente divulgativo, legando in un filo indissolubile le sue storie non solo a vicoli, strade e piazze, ma anche agli umori e allo spirito unico e inconfondibile di Roma e dei romani.
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13 dicembre

Lo spettacolo narra i motivi che portarono all’assassinio di Pasolini che nulla hanno a che vedere con il mondo omosessuale romano. Piuttosto riguardano le sue scoperte relative ai rapporti occulti tra l’Eni e il Governo italiano, e all’assassinio di Enrico Mattei del 1962, dal cui, il poeta friulano fa partire le grandi stragi italiane, dalla banca dell’agricoltura di Milano del 1969, alle successive stragi di Brescia, Bologna, quella “strategia della tensione” nata per impedire alle forze politiche di sinistra di andare al governo. Il fulcro narrativo è l’ultima fase letteraria di Pasolini, la lunga stesura di Petrolio, romanzo incompiuto e pubblicato, inspiegabilmente, a distanza di circa 20 anni dalla scomparsa dell’autore. Lo spettacolo narra anche l’importanza che la “civiltà contadina” e il “sottoproletariato urbano” hanno rivestito per Pasolini che ne è stato l’ultimo cantore prima che il boom economico, come da lui stesso denunciato, inghiottisse tutto con una perdita di “memorie e identità”, il “boom” delle grandi stragi, e l’ultimo “boom” che l’ha ucciso.
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18 e 19 dicembre

“Una mappa non si limita a tracciare, ma svela e formula significati; crea ponti tra qua e laggiù, tra idee disparate che prima non sapevamo fossero collegate “. – Reif Larsen
Owning our stories è un viaggio ipotetico che collega diverse tappe che non avremmo mai messo insieme prima. Gli interpreti vivono le diverse storie che hanno un loro background e che cambiano in continuazione come lo sfogliare un album di fotografie.
Owning our stories è un mix di diverse produzioni che hanno avuto una vita piena e autonoma, ma non ci aspettavamo che fossero collegate.
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20 dicembre

Sergio Varcasia composizione musicale, chitarra – Matin Kashanaki chitarra – Andrea Leonardi sax
Paolo Monaldi percussioni
Francisca Berton coreografie, baile
Caterina Lucia Costa, Francesca Coppetelli bailaoras ospiti
con la partecipazione del Corpo di ballo
Il Natale in Andalusia si veste della magia degli accordi del flamenco, e i canti natalizi villancicos acquisiscono una sfumatura singolare, fondendo la ricchezza culturale della regione con l’essenza festiva del Natale. Questo genere musicale, los villancicos, radicato nella tradizione e nel sentimento popolare, porta un tocco di flamenco alle celebrazioni natalizie, riempiendo l’aria con testi e melodie incantevoli e la gioia propria di queste festività. I canti natalizi flamenchi e non solo, fanno parte di un’esperienza culturale unica che prende vita durante le feste natalizie in tutta l’Andalusia, nelle piazze e nei tablaos, spazi, locali o piccoli palcoscenici di legno su cui si esibiscono gli artisti di flamenco che derivano dai cafés cantantes degli anni ’20 e ’60 del ‘900. Insieme alla chitarra flamenca e al cajón o al tamburello arricchiscono la colonna sonora delle serate, il ritmo delle palmas e del baile flamenco.
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27 dicembre

con Sabrina D’Alonzo, Claudia Barresi, Caterina Sebastiano, Andrea Bezzi, Simone Fabiani, Caterina Campisano
La compagnia teatrale “Road to Wonderland” porta in scena un musical ispirato al classico Disney Frozen, con una struttura pensata a misura di bambino. Lo spettacolo vi trasporterà nel più ghiacciato dei Regni. La Regina Elsa, riuscirà a controllare il suo potere senza mettere a rischio il regno e sua sorella Anna? La storia di queste due formidabili sorelle verrà raccontata in un crescendo avvincente dalla loro madre, Iduna.
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6 gennaio

regia di Alessio Rizzitiello
con Simone Ruggiero, Sabrina Sacchelli, Nicolò Berti, Luca Basile, Veronica Maria Genovese
Un grande classico riproposto in teatro dalla Compagnia “Hockety Pockety”. Gli spettatori si uniranno a Semola, il protagonista dell’avvincente storia, seguendolo nella grande avventura che lo porterà a diventare Re. Questo grande classico, reso celebre dal lungometraggio di animazione della Disney, viene ora proposto nella forma di uno spettacolo teatrale colorato, ironico e ricco di sorprese con le magie del Mago Merlino e le perle di saggezza del gufo parlante Anacleto. Ispirato al romanzo Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri di Sir Thomas Malory, il racconto si arricchisce di interessanti e divertenti episodi che hanno come protagonisti i personaggi delle leggende tradizionali.
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9 gennaio

con Elisa De Paolis, Vanessa Littera, Alex D’Alascio, Alisia Pizzonia
Una commedia nera che racconta, con toni satirici e surreali, le vite di due gemelle, Clara e Mara, dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, sullo sfondo della Guerra Fredda. Nonostante la somiglianza fisica, le due sorelle incarnano universi opposti: Clara è una donna conservatrice e perbenista, Mara invece ribelle e radicale. I loro scontri ideologici riflettono il mutevole panorama socio-politico italiano del tempo, toccando temi come i ruoli di genere, il femminismo, la rivoluzione sessuale e il diritto all’aborto, fino all’ascesa del conservatorismo. Le due posizioni, volutamente esagerate e distorte, vengono osservate e giudicate dallo stesso sguardo disilluso che smaschera le contraddizioni di entrambe. Queste divisioni non sono soltanto conflitti politici o sociali, diventano battaglie intime e personali. A testimoniare che, nonostante l’evidente diversità e l’incompatibilità valoriale e caratteriale, tra Clara e Mara esista un legame indissolubile, interviene una Voce che, soprattutto nel sogno, riecheggia nelle loro menti rivelando la tensione sotterranea che le unisce. Lo spettacolo rappresenta un viaggio surreale e graffiante attraverso tre decenni di trasformazioni collettive e personali, in cui la rivalità delle due sorelle si fa via via più intensa e grottesca, fino a esplodere in scontri drammatici che oscillano tra il comico e il tragico.
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10 gennaio

Leo è un contadino lucano di 72 anni che ha un terreno agricolo a 200 metri da un pozzo petrolifero della Total. Leo, in una parte della sua terra semina grano con un trattore Landini a cui è molto legato, su un’altra parte pascola il suo gregge. E’ nato e vive a Corleto Perticara, dove TotalEnergies EP Italia S.p.A., ha realizzato sei pozzi petroliferi dai quali ha la possibilità di estrarre 50 mila barili di petrolio al giorno. La Total realizza il pozzo petrolifero “Tempa Rossa 1” su un’altura al di sotto della quale c’è un fazzoletto di terra di circa 70 metri quadrati della piccola azienda agricola di Leo. Su questo pezzo di terra, per monitorare la salute delle falde acquifere, la compagnia petrolifera installa un piezometro a venti metri di profondità. Un bel giorno in quel piezometro viene rilevato dall’ARPAB uno sforamento dei livelli di idrocarburi pesanti, in particolare a 18 metri di profondità. Ne segue un’indagine dell’ufficio ambiente della Provincia di Potenza e l’esito è sorprendente, il responsabile dell’inquinamento è Leo, l’inquinamento è dovuto alla perdita occasionale di gocce di olio dal trattore del contadino. Per l’ufficio ambiente della Regione Basilicata e della Provincia di Potenza dovrà essere Leo a verificare l’inquinamento realizzando sei scavi nella sua terra a 18 metri di profondità per capire l’entità del danno. Il costo si aggirerebbe attorno ai 20mila euro. Una volta verificato dovrà procedere alla bonifica del sito contaminato dal petrolio. Il costo, per 70 metri quadrati, si aggirerebbe attorno ai 600mila euro.
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15 gennaio

con Antonella Valitutti
voice over di Paolo Triestino
Lo stupro rappresenta un serio attacco all’integrità fisica e mentale, alla libertà, al senso della vita, alla sicurezza personale, una violazione dei diritti umani indipendentemente dall’identità di genere. Nonostante la Magistratura punisca questo reato in modo più severo rispetto ad altri crimini, è importante comprendere come la giustizia non risolva mai un gravissimo problema sociale, che affonda nell’educazione sbagliata di una società. Dobermann è la storia di Debora, un’avvocata penalista di successo specializzata nel difendere uomini accusati di violenza sessuale. Una storia ispirata a fatti realmente accaduti e che mostra quanto l’essere spregiudicati faccia perdere di vista valori umani, empatia, rispetto verso il prossimo. E se a screditare altre donne è una donna stessa, si apre una grande riflessione umana che va ben oltre il diritto penale e spinge a scavare negli abissi più profondi dell’animo umano. Abissi che restano bui e silenziosi, fin quando il dolore non viene a trovarti.
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16 e 17 gennaio

(Il rimorso cambia forma ogni volta che lo spirito si eleva)
Ispirato ad una storia vera. Dedicato a Cosimo Rega
di Daniela Marazita e Cosimo Rega
e con Stefano Thermes
musiche di Monica Marighetto con un brano di Nicola Piovani
Due monologhi incrociati: lui, Sumino, ergastolano da trent’anni, che in una notte in cui non riconosce più la propria cella, disorientato e disperato, scopre che il cambiamento non è del luogo ma di sé. Lei, Gelsomina, sua moglie e madre dei suoi due figli, che non lo ha mai abbandonato e gli parla, a distanza, ma come fosse accanto a lui. Sumino attraversa i propri rimorsi, dialoga con i propri fantasmi e con i personaggi della Divina Commedia – perché l’Inferno dantesco è per lui testamento e specchio. A operare questa trasformazione interiore: l’incontro con lo studio, la cultura, il teatro, la conoscenza.
Lo spettacolo – che ripercorre poeticamente la vita di Cosimo Rega, ex camorrista, ergastolano, attore, scrittore e regista, scomparso nel 2022 dopo 46 anni di detenzione, pochi mesi dopo la scarcerazione – si articola in due repliche distinte: nella prima di sabato 16 gennaio, entrambi i personaggi sono affidati a un’unica interprete, nella lingua originale del testo, un napoletano vivo e accessibile. Nella seconda di domenica 17 gennaio, il testo torna alla sua forma naturale, un’attrice e un attore, in una versione italiana che conserva le espressioni idiomatiche e la musicalità fonetica del napoletano. In entrambe le versioni un contributo in voce dello scomparso Cosimo Rega.
Nel 2012, ancora ergastolano, Rega interpreta Cassio nel premiatissimo film Cesare deve morire (“Orso d’oro” al Festival di Berlino) di Paolo e Vittorio Taviani realizzato con i detenuti del carcere di Rebibbia che gli vale due premi come migliore attore protagonista.
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dal 22 al 24 gennaio

regia e drammaturgia musicale di Gianni De Feo
con l’amichevole partecipazione in voce di Leo Gullotta
arrangiamenti musicali di Alessandro Panatteri
videoarte Roberto Rinaldi
In un freddo e ventoso autunno romano, il grande psicanalista e filosofo James Hillman, autore del libro Il codice dell’anima, s’incammina sulla strada che conduce alla Piramide Cestia dove è situato il cimitero acattolico. Hillman si dirige verso la lapide del poeta inglese John Keats morto a Roma nel 1821 all’età di 26 anni. Un secolo li separa. Tuttavia, un sottile legame li unisce, un’idea antica e universale: l’idea di “fare anima”. In una trama narrativa che oscilla tra fantastico, reale e sovrannaturale, il filosofo Hillman riconosce nel poeta Keats il proprio Daimon, coscienza divina che da sempre ci accompagna nella realizzazione di quel destino, o disegno superiore, che la nostra anima ha scelto per noi prima ancora di nascere, ma che dimentichiamo nell’attimo stesso in cui veniamo al mondo. All’ombra della sua lapide nel cimitero acattolico romano, rivede lo sguardo del bambino John incontrato sulle rive dell’oceano ad Atlantic City tanti anni prima e mai più rivisto. Le tracce del destino si delineano e il cerchio si chiude. Lo spettacolo si dirama in diversi piani tra poesia, musica, danza e canzoni. Brevi frammenti poetici di John Keats, sono evocati dalla voce di Leo Gullotta.
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dal 29 al 31 gennaio

musiche originali Tuktu & Belugas Quartet
Il diario di una donna alle prese con il suo quotidiano, tra le mille sollecitazioni della rete, i pensieri e le idee che non si fa in tempo a trattenere, le attenzioni superflue a fatti marginali. Nel racconto vorticoso e spesso non-sense delle giornate irrompe però disturbante sempre un pensiero, un rovello, una nota a margine: la guerra. “Ah già, la guerra …” continua a ripetere la donna. Nasce così un confronto tra le due opposte dimensioni, le nostre vite protette e spesso intrise di superficialità, e le guerre e i loro atroci accadimenti che restano sempre sullo sfondo di un qualunque “Ah, già…” Finché la notizia di una strage di bambini nelle zone di guerra trascinano la donna ad essere metaforicamente la madre di ogni bambino in una dolorosa immedesimazione. Da qui la finzione non può che cedere il passo alla realtà, il video con i volti e i nomi dei bambini palestinesi uccisi, la data e il luogo della loro morte; il racconto dell’incontro virtuale dell’autrice col drammaturgo palestinese Hossam Al-Madhoun, che, irrompendo virtualmente con un video da lui registrato in Medioriente, ci regala una pagina sognante e drammatica sulla Giornata Mondiale del Teatro – 27 Marzo 2024 –da lui vissuta a Gaza. Noi gli facciamo eco, condividiamo il suo sogno, cerchiamo con le nostre piccole azioni artistiche di non tacere.
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dal 5 al 7 febbraio

Vorrei essere lei è un racconto musicale, che ha come protagoniste sei artiste della musica internazionale: Nina Simone, Etta James, Aretha Franklin, Beyoncé, Alicia Keys e Lady Gaga. Tutte le loro storie di vita, apparentemente scintillanti e perfette, nascondono grandi lotte, fallimenti e momenti di crescita personale. Ciascuna di queste donne ha un tema da raccontare: l’importanza dei diritti civili che ha guidato tutta la vita di Nina Simone, l’amore tossico vissuto da Etta James, la violenza di genere sopportata da Aretha Franklin, l’autodeterminazione della tenace Beyoncé, l’immagine del corpo femminile rivoluzionata e riscritta con grande profondità da Alicia Keys, il bullismo subito e trasformato dall’iconica Lady Gaga.
Con un linguaggio tra il teatro canzone e la narrazione teatrale, Valeria Girelli dà vita alle loro voci, inserendo anche stralci tragicomici del proprio vissuto. Le ammira così tanto da pensare: “Vorrei essere
lei!”, ma l’aspirazione ad essere tutte loro scatenerà una imprevedibile e tragicomica presa di coscienza.
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20 febbraio

dal 5 al 7 marzo

con Nicoletta Evangelista, Salvo Miraglia, Francesco Paolella
Viaggio nel mondo visionario del cantautore di Bologna: Lucio Dalla. Utilizzando la forma teatrale della mise en espace: Nicoletta Evangelista, Salvo Miraglia e Francesco Paolella porteranno lo spettatore dentro la scena. Lo spettacolo fonde in uno il Teatro, la Musica e il Canto. Si metteranno in scena le vicende di tre artisti che hanno trovato un ingaggio ma non hanno ancora lo spettacolo e in realtà neanche l’idea. Emergeranno momenti esilaranti. Il pubblico assisterà al processo magico che porta alla creazione di uno spettacolo. Vedrà cosa succede durante le prove: i litigi, le risate, gli accordi. La platea ascolterà i grandi successi di Lucio Dalla in versioni originali, in altri la parte cantata, quella musicale e quella recitata si mescoleranno teatralmente.
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dal 12 al 14 marzo

adattamento e regia Giancarlo Sammartano
impianto scenico Daniela Catone
musiche da Glinka, Caikovskij, Sostakovič, Stavinskij, Rachmaninov
Racconto/epitaffio sentimentale, tenero e appassionato, sulla figura di Sof’ia Gollidej (Sonecka), allieva attrice nel 1919 del Secondo Studio Del Teatro d’Arte di Mosca. Ventidue anni -ma con l’aspetto di una ragazza ancora bambina- dagli occhi che ridevano anche tra le lacrime, ha il suo primo, grande successo ne Le notti bianche di Dostoevskij. Capricciosa, sentimentale, indisciplinata: l’opposto dell’indole “virile, retta, d’acciaio” di Marina. Tra le due donne nascerà un’amicizia “frenetica, reciproca deificazione di anime”, destinata a concludersi quando, neppure dopo un anno, Sonecka abbandonerà Mosca per seguire il suo “destino di donna”. Scritto da Cvetaeva nel 1937, nel pieno dell’orrore dello stalinismo, dopo l’annuncio della morte di Sonecka che l’aveva raggiunta nella Parigi degli émigrés, il racconto si snoda in tanti capitoli di affezione e vitalità, testimonianza poetica di un’epoca irripetibile di arte e di storia.
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dal 19 al 21 marzo

con Gabriele Magni
regia di Gianni De Feo
New York, fine anni ’50. Nello studio immerso nel silenzio e nell’odore acre della pittura, il celebre artista Mark Rothko lavora febbrilmente alla sua più grande commissione: una serie di tele destinate al prestigioso ristorante Four Seasons. Ma ciò che dovrebbe consacrarlo definitivamente si trasforma presto in un campo di battaglia interiore. Accanto a lui, il giovane assistente Ken. Tra i due nasce un confronto sempre più serrato, fatto di provocazioni, silenzi e scontri ideologici. Che cos’è davvero l’arte? A cosa serve? Può ancora essere autentica in un mondo dominato dal mercato e dal compromesso? Mentre il rosso delle tele si stratifica, denso e vibrante, emergono le fragilità, le ossessioni e le paure di un uomo che ha fatto della pittura una religione. Rothko si mette a nudo, combattendo contro il tempo, il successo e il rischio di tradire sé stesso. Rosso è un duello emotivo e intellettuale, un viaggio potente dentro la creazione artistica e il prezzo dell’eccellenza. Uno spettacolo intenso, viscerale, che trascina il pubblico nel cuore pulsante dell’arte e del suo farsi.
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dal 2 al 4 aprile

di Luigi Di Raimo
a cura di Daniele Salvo
musiche originali di Marco Podda, Patrizio Maria D’Artista
Un editto voluto dall’Imperatore Augusto ha improvvisamente cambiato le sorti di uno dei più acclamati poeti dell’antichità. È l’8 d. C. quando Publio Ovidio Nasone viene costretto ad abbandonare Roma, destinato all’esilio nella remota città di Tomi. Di quella terribile esperienza restano custodi le lettere inviate ai propri cari in patria. Sono pagine in cui la realtà del dolore personale incontra le altezze dell’artificio poetico, e la vicenda umana dell’esule richiama alla memoria le sorti infelici immortalate nelle Metamorfosi. È Ovidio stesso a paragonarsi esplicitamente ad esse, riconoscendo nelle storie di
quei corpi trasformati una perfetta rappresentazione del proprio destino mutato. Lo spettacolo è un “doppio soliloquio a più voci”, in cui ad un solitario Ovidio, impegnato in un dialogo a distanza con la
moglie, si uniscono nel ricordo i protagonisti di alcuni tra i miti più struggenti delle Metamorfosi. Ovidio è Atteone, involontario profanatore di segreti inaccessibili; è Icaro, precipitato a picco da altezze troppo elevate; è Niobe, pietrificata dal dolore, è Ceice, che morendo trascina nella disgrazia la sua Alcione. In un viaggio tra le pagine più alte della letteratura di ogni tempo, tradotte e riadattate per la scena, lo spettacolo ripercorre la metamorfosi di Ovidio, da poeta ad esule, in un intreccio che fonde realtà e letteratura, biografia e mito. Un racconto umano di dolore e speranza, di trasformazione e fedeltà, di
ricostruzione di un’identità compromessa. È un inno alla forza salvifica e immortale della poesia.
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10 e 11 aprile

con Cristiano Arsì
regia di Andrea De Vecchis
Manfredi, il figlio di Paolo Borsellino, racconta la storia di suo padre con un misto di tristezza e orgoglio. Ricorda i momenti felici trascorsi insieme, la gentilezza, la dedizione assoluta alla giustizia.
Rievoca le difficoltà affrontate nella lotta alla mafia, il coraggio dimostrato nonostante le minacce e la consapevolezza del pericolo. Lo spettacolo esplora il significato profondo dell’eredità morale lasciata da
Paolo Borsellino e l’urgenza di custodirne lo spirito di giustizia e responsabilità civile. Il racconto intreccia memoria privata e storia collettiva: la morte di Giovanni Falcone, il celebre discorso di Borsellino, le indagini ostacolate, l’attesa lucida e consapevole della fine, fino alla strage di Via D’Amelio. Un percorso che attraversa il dolore e si fa testimonianza viva di valore umanistico e civile
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16 aprile

Gallerie Verticali è una serata di danza e teatro che sfida i confini tradizionali tra le arti performative, proponendo un’esperienza multidisciplinare che attraversa tre linguaggi distinti ma complementari: danza contemporanea, teatro danza e prosa. Ogni performance esplora una diversa dimensione dell’esistenza: la verticalità del corpo che si innalza, la profondità della voce che risuona, l’altezza dell’emozione che trascende. Il titolo evoca un’architettura spaziale e concettuale: come gallerie sovrapposte che si collegano in profondità, ogni performance occupa un piano diverso di questo edificio scenico. La verticalità non è solo metafora spaziale, ma rappresenta anche la dimensione esistenziale che ciascuna disciplina esplora. La vera innovazione di Gallerie Verticali sta nella convergenza: come questi linguaggi diversi si influenzano reciprocamente, come si contaminano senza perdere la propria identità, come creano nuovi significati quando si incontrano in verticale, uno sopra l’altro.
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17 e 18 aprile

regia di Alessia Oteri
con Metis Teatro
Corre l’anno 1909 e il Futurismo, cane sciolto dei salotti letterari italiani, irrompe sulla scena. Il movimento attrae a sé una nuova generazione di artisti, scrittori, musicisti, esteti della velocità e del trionfo della tecnica umana sulla natura. La sensualità Liberty della Belle Époque cede il passo al vitalismo industriale, alla sfida del volo, alla sete di conquista: il mondo si avvia al progresso, e alla guerra, come verso un magnifico gioco. Futura è il racconto in frammenti di un’epoca breve – i primi trent’anni del Novecento – e degli spiriti che animarono giorni affascinanti, crudeli e non troppo lontani.
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dal 23 al 25 aprile

con Antonello Avallone, Maria Cristina Fioretti
regia di Antonello Avallone
Durante l’incontro per il titolo italiano dei pesi medi, un pugile rivive, attraverso i ricordi del suo sanguigno allenatore Artemio e della intraprendente moglie Moira, tutte le tappe che lo hanno condotto a quel momento così importante della sua carriera. Dalla palestra frequentata da ragazzino dodicenne, alla sua prima esperienza amorosa, ai conflitti tra le due persone più importanti della sua vita. Infatti, i veri pugili sono proprio Artemio e Moira, che da più di dieci anni combattono “tra di loro”. Uno spettacolo dai contenuti fondamentalmente drammatici che non rinuncia, grazie a situazioni tragicomiche e ad un coloratissimo dialetto romanesco, a momenti di comicità.
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dal 7 al 9 maggio

regia di Filippo Luna
Una storia d’amore omosessuale, clandestina, nata nella Palermo degli anni Sessanta che va avanti, parallela ad una vita cosiddetta “normale”, per trent’anni: è il tema de Le mille bolle blu, scritto dal giornalista Salvatore Rizzo, interpretato e diretto da Filippo Luna. Le mille bolle blu racconta la storia di Nardino e Manuele, barbiere di borgata il primo, avvocato il secondo: si conoscono, giovanissimi, nel salone da barba dove Nardino fa l’apprendista sotto lo sguardo del padre e Manuele è figlio di un cliente facoltoso. E’ l’inizio degli anni Sessanta, quello, per l’appunto, in cui Mina impazza con Le mille bolle blu. Destinati a ruoli sociali familiari prestabiliti (mariti irreprensibili e padri premurosi) i due portano avanti per trent’anni una storia di sentimento e passione che si nutre anche della clandestinità in cui viene vissuta, che ne è linfa e tormento al tempo stesso. La morte di Manuele, per malattia, diventa il pretesto perché Nardino, nell’impossibilità di piangere apertamente l’uomo che ha amato e di gridare a tutti il proprio dolore, ripercorra alcune tappe di quei trent’anni, tra nostalgia e amarezza, rabbia e dolcezza. Un altare di ricordi che sancisce l’universalità di quel sentimento al di là di ogni barriera e di ogni preconcetto.
(Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro 2010 per aver realizzato “una perfetta sintesi scenico-attorale di emozione e disincanto”)
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15 maggio

fotografia e scenografia Giampaolo Capone
composizione musicale Filippo Rosati
chitarra Filippo Rosati, Sergio Varcasia
voce Simone Martino
percussioni Paolo Monaldi
coreografia e baile Francisca Berton
costumi Daniela Catone
Abstract Flamenco Urban Art Culture è un incontro tra musica, danza e fotografia, tradizione e avanguardia. Lo spettacolo prende spunto dalle sessioni fotografiche di Giampaolo Capone, realizzate nei paesaggi artistici urbani di Roma. Tutto è immerso nella Street Art, negli ambienti sonori stridenti, passando dal Rock al Flamenco. Musiche e canti tradizionali del Flamenco dialogano con la musica progressive metal del chitarrista compositore Filippo Rosati e si trasformano generando atmosfere oniriche e surrealiste. Le immagini riconducono al Flamenco, svelandone la bellezza mistica e senza tempo. Sul palcoscenico si intrecciano immagini surreali, iconografia flamenca e riferimenti alla tradizione. Il risultato è un’opera enigmatica che tiene insieme tradizione e avanguardia, danza, fotografia e musica, un omaggio all’ ’arte di strada’, al Flamenco, attraverso una lente deformante, fatta di sogno, desiderio e memoria.
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16 maggio

Una mamma e il suo piccolo figlio, il 26 febbraio del 2023, sono ammassati con altri 180 migranti sul peschereccio Summer Love che dalla Turchia li sta portando sulle coste calabresi. Quando arrivano a Steccato di Cutro il caicco si arena. L’impatto con le onde forza 5 è violento e ribalta e distrugge l’imbarcazione causando la morte di 94 persone, tra cui 35 bambini, e lasciando un numero imprecisato di dispersi. I primi soccorsi saranno prestati dai pescatori locali, seguiti dai carabinieri, mentre le autorità italiane saranno accusate di ritardi e mancanza di coordinamento tra Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto, con l’operazione inizialmente trattata come attività di polizia e non di soccorso. La madre negli ultimi momenti di vita per tranquillizzare il piccolo figlio gli racconta la fiaba del burattino Pinocchio e della sua traversata in mare con sulle spalle il vecchio Geppetto. Si ritrova a cercare sul suo cellulare “Pinocchio video” e si apre il video del Pinocchio di Carmelo Bene. Il bambino guardando il video di Pinocchio in mare si identifica con Pinocchio e con quella realtà virtuale e non si accorge di morire. Il naufragio ha portato all’apertura di due filoni di indagine: uno contro gli scafisti e uno contro sei ufficiali italiani (quattro della Guardia di Finanza e due della Capitaneria di Porto) per omissione di soccorso e naufragio colposo. Le ONG e le parti civili sostengono che la tragedia non sia stata una fatalità, ma il risultato di negligenze e ritardi nella catena di comando, con la mancata attivazione tempestiva del piano di ricerca e soccorso (SAR) nonostante le segnalazioni di Frontex.
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22 e 23 maggio

con Ilenia Costanza, Lorena Vetro, Monica Tenev
Un concerto reading che racconta la Sicilia in forma ironica e “culinaria”, divertente, poetica, drammatica, recuperando la figura del Cantastorie nella narrazione delle più belle leggende siciliane. La Cantastorie Lorena Vetro (chitarre e voce) e la Cuntastorie Ilenia Costanza (narrazioni e percussioni), con la complicità di Monica Tenev (bandoneon e flauto traverso), descrivono quella che i greci chiamavano Trinacria: questa tanto discussa terra di mafia e di mare, di cassate e caponata, di poeti, briganti e cantastorie. E lo fanno partendo dal grammaticale femminile singolare delle parole che la caratterizzano…“Siccità è femmina, Santa Rosalia a Palermo e Sant’Agata a Catania sono femmine, la maschera di Pirandello e la roba di Verga. Ma anche la vigna, la mandorla e l’arancia. E il pistacchio. Sì, perché da noi il pistacchio si chiama ‘a fastuca! E diventa femmina… come la bellezza! ”. E poi Buttitta, Pirandello, Sciascia, Quasimodo, Bufalino, Balistreri, Profazio, Salamone, Modugno e Battiato. E il pubblico si commuove, e ride, e si sazia anche perché queste sicule, nel narrare la loro terra non tralasciano la cucina, raccontando perfino dell’invidiosa astuzia che generò la sarda a beccafico. Svelano trucchi, ricette e origine di una cucina povera di materia prima e ricca di sapore, il sapore di quella primordiale ricchezza che è l’amore. La sensualità, il fascino e l’ironia pungente di un’isola ferita dalla mafia, ma pervasa di bellezza e di profumo di cosi dunci, in uno spettacolo di grande energia tutto al femminile. Sì, perché come si dice nel film Il Padrino, “in Sicilia le fimmini sono come la lupara”.
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